Gli itinerari di Evolution Travel per assetati di nuove scoperte. Visitare luoghi remoti e nuovi itinerari lontano dalle rotte del turismo di massa. Tutti glia anni durante il giorno di luna piena del mese di ottobre, sulle rive del lago Inle, offre un’ esperienza indimenticabile, il Festival della Pagoda Phaung Daw Oo. La Pagoda ospita cinque statue di Buddha che i fedeli nel corso del tempo hanno decorato con foglie d’oro in segno di venerazione e riconoscenza.

Si parte daYangon, il più importante centro economico-sociale del Myanmar, con i suoi sei milioni circa di abitanti. La Birmania, come è più facilmente conosciuto il Myanmar,è un paese in cui si mescolano e coesistono numerose etnie e tradizioni culturali e Yangon rappresenta uno spaccato di questa caratteristica nazionale, grazie alla sua vocazione cosmopolita e alla mescolanza di gruppi etnici, tratti architettonici e sentimenti religiosi: birmani, indiani, cinesi, buddisti, induisti, musulmani e cristiani convivono pacificamente, arricchendo la città con i propri centri di culto che punteggiano il tessuto urbano tra laghi, fiumi, vie alberate e parchi verdeggianti.

Da vedere i viali costeggiati da case coloniali, gli imponenti palazzi vittoriani, le pagode, i templi cinesi, le moschee e le chiese, il gigantesco Buddha sdraiato Chaukhtatgy e la pagoda di Shwedagon. Si prosegue per l’antica capitale Bago(già conosciuta come Pegu) per visitare il Buddha sdraiato gigante, Shwethalyaung, lungo 55 metri e alto 16 metri, quindi la pagoda Kyaik Pun, caratterizzata da quattro Buddha giganti alti 30 metri seduti schiena a schiena. Si arriva a Kyaikthyio, la “Roccia d’oro”: un monte ritenuto sacro che ha un grosso masso coperto di sfoglie d’oro situato prodigiosamente in equilibrio sul bordo di una roccia. Con un camion, adibito al trasporto dei pellegrini, si arriva il cima al monte dove in cima del masso è adagiata una piccola pagoda dorata che contiene una reliquia del Buddha.

Dopo il rientro a Yangon, si riparte in aereo per Hehoper poi proseguire per Pindaya, nell’altipiano dei Monti Shan dove vivono numerosi gruppi etnici tra cui gli Shan e i Pao, con il loro classico turbante turchese e il vestito nero. Da vedere le grotte situate di fronte al lago che conserva circa seimila immagini votive di Buddha, lasciate dai pellegrini durante i secoli. I pellegrini amano bagnarsi il volto con le gocce che ricoprono la statua del Buddha “perspirante”, un’effigie ricoperta di condensa e considerata di buon auspicio. Si  riparte per il Lago Inle, dove vivono numerose etnie: Intha, Shan, Pao e Taungyo, che traggono tutto il loro sostentamento dal grande specchio d’acqua (lungo circa venti chilometri e largo al massimo dieci, con profondità massima di tre metri) con un eco-sistema unico al mondo, grazie alle sue peculiarità naturali e alle antiche tradizioni dei suoi abitanti.

Dalle splendide colline di Inthein, situate in un braccio secondario del lago dove si trovano più di mille pagode risalenti al XIII secolo che circondano un antico monastero, si  visita il monastero Nga Pha Kyaung, un tempo famoso per i gatti addestrati dai monaci. Si prosegue per Sagar, la parte più meridionale del Lago Inle. Da vedere gli stupa “cavi” di Sagar: 108 stupa risalenti al XVI e XVII secolo; poi il villaggio di Thaya Gone,dove vivono etnie Pa-Oh, Shan, Inthar, noto per la sua produzione di vino di riso e dove si può assaggiare la birra locale; il villaggio di Sae Khaung, noto per le sue ceramiche e dove gli abitanti utilizzano i forni sotterranei naturali. Sulle rive occidentali del territorio di Sagar si trova infine Kaung Tar, dove sorgono più di 200 stupa.

Si riparte per l’aeroporto di Heho, quindi Mandalay, la città espressione del potere della Dinastia Konbaung, terminata con la conquista da parte degli Inglesi. Seconda città del paese è stata capitale dal 1857 fino all’inizio della dominazione inglese nel 1885 ed oggi è un importante centro culturale, religioso e commerciale del Myanmar centrale. Varie costruzioni nella città e nei dintorni testimoniano gli antichi splendori dell’ultimo regno birmano. Da vedere i laboratori artigiani delle marionette e degli arazzi, il monastero Shwenandaw, con splendidi intarsi di legno, meraviglioso esempio di arte tradizionale birmana e unico superstite degli edifici del Palazzo Reale andati completamente distrutti durante la seconda guerra mondiale, la Kuthodaw Paya, che fu il risultato di un grande sinodo di oltre duemila monaci riuniti da re Mindon nel 1857 per stabilire il canone definitivo del testo originale dei 15 libri sacri che tramandavano gli insegnamenti del Buddha: il testo fu scolpito in lingua pali su 729 lastre di marmo. Visita all’antica capitale Amarapura, con il monastero Mahagandayon (per assistere al silenzioso pasto comunitario di circa mille monaci), il ponte U Bein, il più lungo ponte tutto in tek del mondo, le colline di Sagaing, costellate di templi e pagode, quindi la pagoda Mahamuni, con la grande statua del Buddha seduto proveniente dall’Arakhan, ricoperta di foglie d’oro votive e visita del quartiere dove gli artigiani lavorano il marmo. Quindi escursione in barca locale fino a Mingun, l’antica città reale e zona archeologica che include un’immensa pagoda incompiuta, la campana più grande del mondo dal peso di 90 tonnellate e la pagoda Myatheindan, costruita con particolari spire bianche, simboleggianti monti mitologici.

Si continua attraversando paesaggi rurali tra coltivazioni e villaggi con arrivo a Bagan (Patrimonio UNESCO), tra i siti archeologici più significativi del Sud-Est asiatico e del mondo. La città, verso la metà dell’XI secolo durante il regno di Anawrahta (1044-1077), raggiunse l’apice del proprio splendore grazie al desiderio del re di tradurre in costruzioni religiose il suo sostegno alle idee e alle pratiche del buddismo Theravada. Visita delle due principali matrici architettoniche da cui discesero tutti gli altri edifici di culto buddista: la pagoda(o stupa), di piccole dimensioni e di origine funebre; il tempio(o patho), di dimensioni più ampie e ispirati alle grotte scavate dai buddisti indiani. Quindi il tempio di Thatbyinnyu che deriva il suo nome da uno degli attributi del Buddha, “onnisciente” (innalzato a metà del XII secolo da Alaungsithu raggiunge i sessanta metri di altezza ed è uno degli edifici più elevati della piana), l’adiacente piccola pagoda, Tally (si dice sia stata costruita mettendo da parte un mattone per ogni diecimila usati nella costruzione di Thatbyinnyu), la splendida pagoda, Shwezigon (il cui stupa a forma di campana è diventato il prototipo di tutte le altre pagode in Birmania), e infine la fabbrica artigianale della lacca, arte tipica di Bagan. Si rientra in volo a Yangon  per visitare Chinatown, il classico quartiere cinese trafficato di risciò, con bancarelle ricche di ogni genere di articoli, con i templi dipinti di rosso e gli incensi fumanti, i ristorantini, le botteghe di piccoli artigiani, quindi una passeggiata al mercato di Bogyoke (conosciuto come “Scott’s Market”) con i suoi negozi stracolmi di ogni genere di articoli, di templi con la gente in preghiera, di piccoli artigiani e guaritori.

L’itinerario di 13 giorni/10 notti parte da 2.500 euro a persona in camera doppia, in pensione completa, con voli di linea Thay Airways da Milano Malpensa,  trasferimenti e accompagnatore locale parlante italiano.