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Il Ritorno del Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione (c.1738) Canaletto - Wells-Next-The-Sea, The Earl of Leicester and Trustees of the Holkham Estate

VENEZIA E LA SUBLIME PORTA: ANTICHI AMICI E NEMICI

Pieralvise Zorzi riunisce come tessere di un mosaico gli antichi documenti della Serenissima e dell’Impero Ottomano per ricordare la figura di Alvise Gritti, figlio del Doge, che volle mirare al trono di Ungheria.

 

Un aitante gentiluomo, vestito riccamente alla turca, viene ammesso alla vista del sultano e, non appena è davanti al padiscià, crolla a terra come morto” Il Sultano gli intima “Alzati!”.

Al che il gentiluomo: “Signore, non ti meravigliare che mi sia occorso questo accidente, perché così come il sole ha possanza in sé, che volendo l’uomo mirarlo gli si abbarbagliano gli occhi, ancora di più la vista della vostra Altezza”.

Da questo momento messer Alvise entra nelle grazie della figura più alta della Sublime Porta”.

Pieralvise Zorzi “Il Serenissimo bastardo”

 

 

La miscela di forza drammatica e potenza espressiva che Pieralvise Zorzi trae dalla storia della sua amatissima Venezia è così intimamente legata a un’idea della fiammeggiante antichità veneziana da assurgere a referente ideale nel teatro del romanzo storico.

La lettura dei suoi romanzi, riporta all’idea di un’arte capace di realizzare nel presente l’edificazione morale e religiosa di quello che dovrebbe essere oggi una lunga tradizione familiare di partecipazione al patrimonio culturale veneziano.

Idea che ha ricevuto dalla sua nascita e raccolto da suo padre Alvise, grande storico, mantenendola anche quando alcuni gli hanno reso difficile il cammino.

@alessio-furlan

“Il Serenissimo Bastardo” sottotitolo “Il figlio del doge che volle farsi re” edito per Neri Pozza è considerato un ammirabile affresco della Repubblica di Venezia in cui fra la pompa degli apparati politici e il sovrano decoro del doge, sbalza Alvise, un personaggio degno di un romanzo d’avventura.

Figlio naturale del grande doge Andrea Gritti, essendo trasferito a Costantinopoli per commercio, conquista la fiducia del gran visir Ibrahim e del sultano Solimano il Magnifico, fino a diventare il numero tre della corte turca.

Proprio per questa sua posizione, diventa agente del Consiglio dei Dieci nell’alleanza segreta tra Venezia e la Sublime Porta contro Carlo V, in una pericolosa partita tra la Serenissima, l’Impero ottomano e il Sacro Romano Impero.

In un eccesso di onnipotenza gioca la partita di arrivare al soglio regale di Ungheria, finendo barbaramente trucidato a un passo dalla meta.

Questo libro ha tanti pregi quello che di far riemergere un personaggio politico fondamentale nello scenario della prima metà del Cinquecento ed educare il lettore a rileggere tra luci e ombre la sua appassionante storia, assai breve, e degli intrighi orditi dalle potenze rinascimentali.

Una narrazione avvincente

Di Alberto Corrado