Dal 19 al 22 marzo gli spazi di Superstudio Più hanno ospitato la nuova edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas, appuntamento ormai consolidato nel calendario culturale milanese e piattaforma di riferimento in Italia per la fotografia d’autore. Il tema scelto per il 2026 è stato “Metamorfosi”, parola chiave che attraversa linguaggi, tecniche e visioni, raccontando una fotografia in continua trasformazione — dall’analogico alle sperimentazioni digitali — ma anche una contemporaneità segnata da cambiamenti sociali e culturali sempre più rapidi.
Con oltre cento espositori tra gallerie, istituzioni e progetti speciali, la fiera ha costruito un percorso che ha messo in dialogo fotografia storica e ricerca contemporanea.
Accanto alla Main Section, tre altre sezioni: Beyond Photography – Dialogue ha esplorato l’ibridazione con altri media artistici, Reportage Beyond Reportage incentrato sulle nuove forme del racconto documentario e Focus Latino che ha attraversato identità ibride e geografie culturali tra Europa e Americhe.

Tra i progetti più interessanti, il reportage sociale Non si diventa grandi da soli di Giorgio Galimberti ha portato l’attenzione sulle periferie milanesi, mentre mostre dedicate a figure come William Wegman e alla ritrattistica di Elisabetta Catalano hanno restituito uno sguardo storico e iconico sulla fotografia. Tra le ricerche più contemporanee, Panta Rei I di Laetitia Farellacci ha esplorato il rapporto tra corpo e trasformazione. Non sono mancate connessioni tra moda e design, come l’omaggio a Giovanni Gastel negli spazi firmati Kartell.



Attorno alla fiera si è sviluppato inoltre un fitto circuito OFF diffuso in città — da mostre tematiche a installazioni urbane — che ha contribuito a trasformare Milano in una piattaforma estesa dedicata all’immagine. Talk, premi e incontri con artisti e curatori hanno completato un programma pensato non soltanto per il mercato, ma anche per il confronto critico e la scoperta di nuovi talenti. Più che una semplice manifestazione fieristica, MIA Photo Fair si è così confermata uno spazio di osservazione privilegiato sulle evoluzioni della fotografia contemporanea e, in filigrana, sulle metamorfosi del nostro modo di guardare il mondo.

