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Paul B. Preciado per Fandango edizioni ci parla di una visione originale e profonda del nostro corpo, lanciando un appello sulla mutazione, per capire i futuri mostri che sono anche i nostri figli, figlie e nostri e nostre nipoti.

“Che ci faccio qui? Vengo a essere terribile. Sono un mostro, voi dite. No, sono il popolo. Sono un’eccezione? No, sono come chiunque. L’eccezione siete voi. Voi siete la chimera, io sono la realtà

Victor Hugo “L’uomo che ride” (1869)

In questi giorni del 79 Festival del Cinema di Venezia, ho visto e ricevuto numerose email riguardanti il coraggio di essere sé stessi, come se ci fosse un via da perseguire in questo periodo di grande angoscia e di buio su tutti i temi dedicati all’esclusione e dell’essere additati per la vergogna di esprimere i propri diritti.

Oggi mi concedete di evocare, dopo la dichiarazione di Emanuele Crialese durante la conferenza stampa del film “L’immensità”, di parlare di un filosofo e curatore d’arte: Paul B. Preciado.

Un uomo che durante le giornate internazionali dell’École de la Cause Freudienne a Parigi, nel 2019, ha tenuto una conferenza davanti a 3500 psicoanalisti, che gli avevano diagnosticato una “malattia mentale” e una “disforia di genere”, quella che un giorno del 18 o del 22 dicembre 2014 prese la decisione di cambiare il nome, da Beatriz a Paul.

Nel Palazzo dei Congressi di Parigi, dove ha tenuto la conferenza, il suo discorso ha provocato un cataclisma, anche se non aveva parlato dell’omofobia e della trans fobia, ma nel metter in luce la complicità della psicoanalisi, con l’ideologia della differenza sessuale.

Quando domandò, se in sala ci fosse uno, una o un/a psicoanalista omosessuale, trans o di genere di binario, calò un pesante silenzio, incrinato anche da molti attacchi di risa. E quando chiese alle istituzioni psicoanalitiche di assumersi la loro responsabilità di fronte l’attuale trasformazione dell’epistemologia sessuale e di genere, metà della sala gli hanno chiesto, tra battute e urla, di andarsene. Gli organizzatori del congresso intimoriti dalla reazione del pubblico, gli ha fatto cenno che il suo tempo era scaduto, tale da far accelerare Paul Preciado nel leggere il suo discorso, saltando numerosi paragrafi.

Nei giorni successivi a questo discorso, le associazioni psicoanalitiche si erano scannate e dell’École de la Cause Freudienne si erano divise, affilando le posizioni pro e contro, e molti dei partecipanti al congresso avevano filmato il discorso con il cellulare permettendosi di pubblicare sulla rete pezzi qua e là, del discorso, senza cura e con una qualità di traduzione dallo spagnolo inesatta.

Oggi per allargare il dibattito, Paul B. Preciado ha pubblicato per edizioni Fandango con la traduzione di Maurizia Balmelli il testo integrale, per lanciare la sua profonda visione di questo tema, lanciando un appello per la trasformazione dei discorsi e delle pratiche psicoanalitiche.

Una pubblicazione integrale della conferenza, essenziale per arricchire ed estendere il dibattito in Italia. Un libro di dolore e di amore che nel modo come si legge, tocca la parte emotiva di noi, permettendo alla soggettivazione fragile di alcune persone, di emergere e diventare realtà.

Un atto di rottura epistemologica, una negazione categorica, una spaccatura della colonna concettuale sociale, che deve far sbocciare un’emancipazione cognitiva, per abbandonare completamente il linguaggio della differenza e dell’identità sessuale, perché il sesso e la sessualità non sono una proprietà essenziale del soggetto, ma il prodotto di diverse tecnologie sociali e discorsive, di pratiche politiche di gestione della verità e della vita.

Un prodotto del nostro coraggio perché “Non esistono i sessi e le sessualità, ma gli usi del corpo riconosciuti come naturali o puniti in quanto devianti” asserisce Paul B. Preciado “E non serve giocare la vostra ultima carta trascendentale, la maternità come differenza fondamentale. La maternità è solo uno tra i diversi usi possibili del corpo, non è la garanzia della differenza sessuale né della femminilità.

Paul B. Preciado nel testo fa riferimento a “Relazione per un accademia” di Kafka, e si trasforma in Pietro il Rosso, la scimmia parlante che racconta davanti ai dottori il suo processo di umanizzazione per essere accettato dalla società occidentale e coloniale in cui è stato trapiantato, per spiegare la condizione esistenziale in cui alcuni corpi sono intrappolati da una gabbia ad un’altra.

Nonostante la prigionia, afferma Paul B. Preciado, che tutte le identità che decidono di non partecipare più alla violenza del regime dei corpi stanno lottando per la libertà di genere e sessuale attraverso le nuove pratiche di riscrittura, ridefinizione. “la libertà è un tunnel che si scava a mani nude».

E scavando per sé e per tutti coloro che fanno parte di queste comunità marginali, l’autore scava anche per Noi, perché «la vita è mutazione e molteplicità. Dovete capire che i futuri mostri sono anche i vostri figli e le vostre figlie, i vostri e le vostre nipoti»  

di Alberto Corrado