fbpx

Giuseppe Fiorello debutta alla regia con un inno alla vita, raccontando il delitto di Giarre, da cui nacque il primo circolo Arcigay in Italia.

Degli artisti per conto mio, conta più la vita e il pensiero, come di tutti conta più la vita che le opere. Tutti dovrebbero sempre raccontare la realtà della vita, anzi dovrebbero scrivere e fotografare le radici, da dove provengono.
L’esordio alla regia di Giuseppe Fiorello parte proprio da queste perentorie considerazioni di un artista a tutto a tondo, che non si potrà registrare in uno specifico ambito di ricerca, perché dalla musica prima come presentatore radiofonico a Radio Deejay, con il nome d’arte “Fiorellino” e in seguito come cantante del gruppo pop italiano Patti Chiari, alla carriera attoriale, grazie ad un incontro casuale con Niccolò Ammaniti, che gli propone di andare a Roma a fare un provino per un film di Marco Risi, scritto da lui, e alle serie tv “Salvo D’Acquisto” (2003), “La Vita Rubata”, ispirato all’omicidio di mafia di Graziella Campagna ( 2007), fino al suo debutto di regista per videoclip dell’album “Il mutevole abitante del mio solito involucro” di Silvia Salemi. In seguito riesce a produrre un corto dal titolo “Domani” in cui recitano anche i suoi figli Anita e Nicola, primo prodotto della R.O.S.A., casa di produzione di Rosario Fiorello e della Iblafilm di Beppe, fino a “Penso che un sogno così” spettacolo teatrale che tocca tutta l’Italia, con 350 date.

Giuseppe Fiorello + Samuele Segreto on set Stranizza D'Amuri

Questo film si focalizza sulla scrittura poetica di fare cinema, potrebbe rappresentare il passo primigenio per comprendere l’enorme panorama del pensiero, concettuale e visivo, di questo artista, che alla parola ha dedicato un enorme impegno, capace di rivelare le basi stesse di una filosofia della vita.

Il film ha anzitutto il merito di farci entrare nelle diverse declinazioni che la parola amore ha avuto nella storia di questo artista. Da un fatto realmente accaduto nella città di Giarre (provincia di Catania) dove furono uccisi nel 1980 due adolescenti, che rappresenta una delle tante vicende insabbiate della storia italiana, Giuseppe Fiorello rende omaggio a questa storia d’odio, che racconta l’amore, e che fece nascere il primo circolo Arcigay in Italia.

Stranizza d’Amuri è la storia di un’amicizia e di un amore senza tempo, mai consumato e per sempre ricordato ma è anche titolo di una canzone di Franco Battiato – autore alle cui canzoni sono legati miei personali ricordi ed emozioni di una adolescenza trascorsa tra i quartieri e le strade della mia Sicilia” – racconta il regista, Giuseppe Fiorello. “I due giovanissimi attori protagonisti e tutto il cast hanno saputo dare grandissima profondità e umanità ai personaggi. Sono ancora molto emozionato, soprattutto per la storia che ho deciso di raccontare, un fatto di cronaca che non ho mai dimenticato.

A interpretare i due giovani protagonisti sono i bravissimi Gabriele Pizzurro, nella parte di Nino, e Samuele Segreto nella parte di Gianni, che in molti lo riconoscono anche come uno dei ballerini del programma di “Amici” di Maria De Filippi, che si conferma la capacità sia di ballare che di recitare su un set.

Gabriele Pizzurro

Quello di “Stranizza d’Amuri” è naturalmente un progetto ben riposto, dettato da un lavoro molto accurato della fotografia eseguito da Ramiro Civita a quella del montaggio di Federica Forcesi, che è stata scelta da Beppe Fiorello, per la sua professionalità dettata tra tradizione e sperimentazione, essendo molto giovane. 

Dal film affiorano anche poi le scelte musicali: da Franco Battiato a cui ha preso in prestito un suo brano che diventa il titolo del film, alla colonna sonora originale composta da Giovanni Caccamo, che ha avuto proprio Battiato, come mentore.

Da queste affinità esistenti tra quelli che sono i valori dell’amore e rispetto il film è stato anche supportato da Golden Goose, che ha creduto in questo progetto contribuendone alla realizzazione. Un brand di sneaker che è partito come un sogno da Venezia, arrivato fino agli skatepark a Los Angeles.

Silvio Campara_CEO Golden Goose

In Golden Goose crediamo che ogni piccola azione, fatta assieme, possa rendere il mondo migliore. Insieme, fieri di chi siamo e orgogliosi della nostra autenticità” – afferma il CEO, Silvio Campara – “Quella intrapresa dal nostro brand è per definizione una “storia d’amore” in ogni sua dimensione: da tutti gli artigiani che creano il nostro prodotto fino a tutte le persone che ogni giorno lo vivono e lo raccontano in modo unico nel mondo”.

Proprio per questo supporto, si deve ripercorrere con lo sguardo fotogramma per fotogramma del film perché è un inno alla vita che ci fa comprende che c’è un lemma che sintetizza adeguatamente l’inesauribile ricerca di Beppe Fiorello, ovvero un viaggiatore del tempo e della parola.

D’altronde lo è davvero, sia in giro per il mondo. Ma anche un viaggiatore anche nel silenzio della sua Sicilia, magari all’ombra di un albero guardando il mare. E li che ha scritto e scrive i suoi pensieri più intensi che sopravvivono al tempo e allo spazio.

di Alberto Corrado