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Cosa si può migliorare nella moka esistente? E’ stato questo l’interrogativo che ha spinto l’architetto David Chipperfield a realizzare una nuova idea di moka. Il rumore della caffettiera quando la apri, il suono dell’avvitamento, sono gesti quotidiani che fanno parte dei ricordi…  Ed ecco l’idea: fare qualcosa che intensificasse questi ricordi; non inventare una caffettiera, ma re-intensificare la storia di questo oggetto che è una sorta di archetipo con sua autorevolezza indipendente. Preservandone le qualità più importanti: il materiale, il suono, la forma essenziale dei suoi angoli.

Il suo progetto “Moka” quindi può essere letto al contempo come evoluzione degli archetipi industriali e come omaggio reso ad Alfonso Bialetti – nonno di Alberto Alessi – che negli anni ’30 del XX secolo è stato l’inventore, il disegnatore e il primo produttore della più popolare caffettiera espresso italiana. L’intervento di David Chipperfield propone l’evoluzione di questo archetipo migliorandone alcuni dettagli e cercando di intensificare l’essenza affettiva del suo rituale.

Ma non solo; chiacchierando con David abbiamo scoperto che……  “ Il momento in cui mi godo di più il caffè è al mattino” rivela…. La moka è un simbolo del quotidiano. Quando cambi casa hai i tuoi dischi, alcuni libri, dei vestiti e spesso una caffettiera. Quando mi è stato chiesto di disegnare, o meglio ridisegnare la moka, ho trovato interessante il fatto di ripensare a quale sia l’essenza di questo oggetto.”

Perché la sua Moka ha undici facce?
“Per rendere la geometria più forte, per integrare meglio le proporzioni e per inserire il beccuccio che è parte della sfaccettatura. È stato un processo iterativo di miglioramento della struttura geometrica senza però perdere la qualità della sua identità. Credo che nel caso della caffettiera Alessi, abbia influito il tema del ricordo e naturalmente il senso di affezione verso questo utensile. Ciò che mi piace di questa moka è la sua facilità di utilizzo e l’essere parte del rituale quotidiano”.

Una domanda rischiosa: è più importante la funzionalità o il design?
Si spera che le due cose siano connesse. Io preferisco la parola scopo, alla parola funzione. Una caffettiera ha lo scopo di fare il caffè ma si tratta anche di godersi l’azione di farsi il caffè. Lo scopo è molto più complesso della funzione. E quindi credo che il design si debba occupare di questo.

Se avesse di fronte a lei, ora, Alfonso Bialetti cosa gli direbbe? Prima di tutto gli direi grazie da parte di tutti perché ha inventato un oggetto che è diventato parte della memoria collettiva e gli chiederei molte cose: come l’ha disegnata, come è avvenuto, perché ha scelto l’alluminio, da dove viene quel buffo omino con il cappello…

Per sottolineare il suo volume geometrico “Moka” sviluppa la sua struttura su undici facce, integrando il coperchio piatto nella silhouette. Prodotta in allumino nelle versioni da 1, 3 e 6 tazze, “Moka” si distingue anche nei particolari: l’ampiezza della base favorisce la trasmissione del calore, la posizione laterale del pomolo consente di alzare il coperchio con una sola mano, il manico spostato verso l’esterno evita che possa essere fuso accidentalmente dalla fiamma.  Come un progetto di architettura che si inserisce perfettamente nel paesaggio circostante, l’autore completa il disegno di “Moka” scegliendo il grigio come colore per il manico. Una tonalità inusuale che si accompagna senza contrasto alla cromia metallica dell’alluminio.