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Il romanzo di Almes Andrés Almada edito da Sperling & Kupfer è quasi una fiaba. Con tanto di magia e riflessioni.

“Chi conosce gli altri è sapiente;

chi conosce sé stesso è illuminato.

Chi vince gli altri è potente;

chi vince sé stesso è forte:”

Lao Tzu

L’antica teoria secondo cui siamo polvere potrebbe spiegare il nostro attaccamento alla terra.

Sentiamo di appartenere al pezzo di mondo attraverso i nostri affetti e i nostri valori, così definendoci e attribuendoci un significato. L’obbligo di abbondonarlo, senza aver dato e creato qualcosa è percepito come una condanna ingiusta.

In un piccolo paese giapponese, le cose esterne sono cambiate, ma il prestigio e la saggezza di allenare il corpo e la mente agli antichi valori, sono ancora tangibili e non appartengono al passato o alla fantasia. Ma qui la nobile arte di Takumi, un maestro di tiro con l’arco, resistono imperterriti trasformandosi in un insegnamento di vita per Saki, giovane in preda della tristezza e dell’apatia, senza una ragione apparente.

Ariel Andrés Almada

Ogni freccia scoccata sarà una riflessione profonda che la porterà a trovare un senso per diventare forte come quercia e flessibile come bambù. E con l’aiuto di Takumi, la giovane Saki imparerà a essere costante nei suoi obiettivi, e scoprirà che la vita può offrirle sempre nuove occasioni per lasciare una traccia di sé.

Conoscenza contrapposta a virtù, nobiltà d’animo messa in discussione dalla modernità: questo è il conflitto attorno al quale impernia la trama del romanzo Ariel Andrés Almada, edito da Sperling & Kupfer. Se questi fossero gli unici temi di questo romanzo straordinario, potremmo riporlo tra i classici della narrativa giapponese che contrappongono la nostalgica nobiltà agli elementi caratteristici dello Hogen Monogatari, primo esempio di romanzo epico, dove l’elemento morale dell’eroismo si interseca con l’audacia, la virtù con il sacrificio, la lealtà con il superamento delle ingiustizie.

Photo by Gioele Fazzeri

Ariel Andrés Almada, invece, usa strategie diverse per questa storia, perché fin dalle prime pagine ha un luogo il singolare incontro tra Takumi e Saki, che si trova da accompagnatrice del fratello a diventare allieva del maestro, imbracciando l’arco e usando la freccia.  “Resisti in questa posizione, senza lasciare l’arco”, le disse Takumi, ma dopo due minuti la fronte di Saki iniziò a imperlarsi di sudore e le braccia cominciarono a tremarle per lo sforzo di mantenere la postura ….. “Molto bene. Se davvero non riesci a più sopportare la tensione della corda, abbassa pure le braccia” disse il maestro…” e prosegui “Spesso, crediamo di non poter far fronte a certi problemi, ma questa convinzione non ha niente a che a vedere con le nostre capacità”.

In una storia del periodo Gunki Monogatari, il maestro Takumi sarebbe stato un essere fatato o un eroe, ma in verità è molto di più di questo, perché i suoi pensieri sulle difficoltà diventano stimoli di riflessione per agire di conseguenza “Non bisogna mai rifiutarle né infuriarsi. Semplicemente, bisogna lasciarle entrare. Lo stesso vale per i problemi che affrontiamo nel corso della nostra vita. La maggior parte delle volte, le cose succedono e basta, senza poter fare nulla al riguardo. Quello che possiamo scegliere è il modo in cui sfruttiamo ciò che ci succede.”

A questo punto Ariel Andrés Almada ci offre un primo indizio del fatto che il romanzo potrebbe essere qualcosa di diverso da un racconto epico, o una favola. Entrando piano piano Takumi ci porta con mano ad usare le frecce che vi sono nella nostra faretra: la possibilità che si nasconde dietro un problema, la forza interiore, le decisioni che ci rendono fragili nel profondo, lo scopo e la passione, la consegna di offrirsi agli altri.

Ariel Andrés Almada ha una tecnica narrativa meravigliosamente efficace e raffinata. Procede contro le aspettative del lettore, ci attira nella storia, sposta di continuo il piano psicologico, ci radica nella concreta realtà del nostro conflitto interiore, per poi spingerci alla riflessione.

Cercando di definire che cosa ci emoziona quando ci troviamo davanti ad un piccolo capolavoro, mi sovviene di citare Jorge Luis Borges che possa trattarsi “dell’imminenza di una rivelazione che non ha luogo”. Il romanzo di Ariel Andrés Almada conferma questa abbagliante sensazione.

di Alberto Corrado