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Antonio Riva descrive l’eleganza riservata per un matrimonio dove il protagonista è l’amore e il mondo che lo circonda.

Ecco, nuovamente con il risveglio di primavera, i riflettori puntati sul momento più importante della vita: la celebrazione del matrimonio. E la volta di Princess Garden di Antonio Riva, che ha sfilato nella splendida cornice della Società del Giardino.

L’interesse da parte di Antonio Riva nel desiderare di sfilare fuori dal suo territorio dall’Officina Creativa, in via della Moscova all’Atelier a Palazzo Toschi Corneliani in Corso Venezia, e alla Manifattura di Garlate, sul Lago di Como, è dovuto senz’altro dall’amore verso l’arte appreso dagli studi di architettura, che sono ben visibili nei dettagli stili delle sue creazioni. E poi alle radici profonde, lontane nel tempo, quasi fiabesche.

In un tempo di individualismo tanto esasperato, che stiamo vivendo, è naturale accendere la propria curiosità su un Couturier che sceglie di far a meno del glamour del web, tv e celebrities, e di creare le sue collezioni, secondo le regole della alta sartoria che scandiscono ogni istante della sua giornata e creano nel proprio interno i tratti distintivi del suo stile, caratterizzato da linee pulite, tessuti pregiati e dettagli curati.

Ma certo deve avere il suo peso anche il desiderio di scrutare in fondo i segreti di una donna che si accinge a salire all’altare, senza trascurare la sua raffinatezza, ma anche la sua dinamicità in un contesto di esposizione per quel giorno che segna il passaggio da una vita ad un’altra.

L’argomento non è nuovo, ma Antonio Riva, ambasciatore della manifattura italiana, trova sempre percorsi inediti, dove le geometrie sartoriali e la conoscenza della silhouette femminile trovano la loro massima espressione in una collezione composta da ventiquattro uscite.

Creazioni fuori tempo, fluttuanti ed eteree dove i tessuti impalpabili si sovrappongono per concepire volume: dal mikado che diventa un soffio, all’organza e ai pizzi che tracciano percorsi inediti, fino all’introduzione della raffia lace, materiale lavato ad alte temperature, che si restringe e crea la trama a ciuffetti, per rende qualsiasi creazione inusuale ed innovativa, anche di un semplice dettaglio.

Silenzi, segreti dell’arte del sapere fare italiano che rendono ogni creazione unica, offrendo una sensazione di delicata raffinatezza quando l’abito scivola sul corpo di una donna.

Lo stesso che abbiamo potuto ammirare nell’apertura dello show, dove la luce di una crinolina illuminava la silhouette della modella, che veniva poi ricoperta e ammantata da texture attraverso le abili mani della premiere e dei suoi assistenti per restituire al pubblico, la silhouette pensata per accompagnare le occasioni più speciali. Lì abbiamo visto dove si nasconde quell’amore immenso della passione per la sartoria e che si associa a quello pronto, a sciogliere gli affanni della nostra vita terrena, con un semplice si all’altare.

di Alberto Corrado