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Il nuovo romanzo di Abraham Verghese edito da Neri Pozza- Le Tavole D’Oro- è una evocazione luminosa di un’India in cammino verso la trasformazione politica e culturale e celebrazione di un popolo antico immerso in una natura ancora più prepotente.

“Quello che definisce una famiglia non è il sangue ma i segreti che condivide.”

Da “Il Patto Dell’Acqua”

Non finirei mai di leggere Abraham Verghese. Questo suo ultimo romanzo, “Il Patto dell’Acqua” edito da Neri Pozza -Le Tavole D’Oro-, nasce nel 1998 quando la sua nipotina Deia Mariam Verghese chiese a sua nonna. “Ammachi com’era la vita di una ragazza ai tuoi tempi?”. Una risposta a voce non sarebbe bastata e così la madre dell’autore- Mariam Verghese- riempì centocinquantasette pagine di un quaderno a spirale con i ricordi della sua infanzia, scritti in un corsivo elegante e sicuro.

Nello stesso tempo la Signora Verghese essendo un’artista di talento decise di aggiungere qua e là dei disegni.

 

Ph. Drew Masmar

Abraham Verghese è nato ad Addis Abeba, in Etiopia, nel 1955 come secondo di tre figli di immigrati indiani reclutati dall’imperatore Haile Selassie per insegnare nel paese. In seguito ha proseguito la sua prima educazione medica in Etiopia. Dopo che l’imperatore d’Etiopia fu deposto, i suoi genitori si trasferirono negli USA. Qui Verghese raggiunse in modo temporaneo i genitori, lavorando come assistente infermiere, facendo esperienza in vari ospedali prima di completare gli studi di medicina presso Collegio Medico di Madras in India.

Si trasferì negli USA per la residenza medica dopo essersi laureato, ma le opportunità per i laureati di medicina stranieri erano molto limitate, e il Dott. Verghese si trovò a lavorare in ospedali e comunità spesso dimenticate dal sistema sanitario.

Ph. Nandhu-Kumar

Dopo la sua residenza a Johnson City, Tennessee negli anni ’80, il Dott. Verghese conseguì una borsa di studio presso la Scuola di Medicina dell’Università di Boston, lavorando al Boston City Hospital per due anni. Fu durane questo periodo che incontrò i primi segni dell’epidemia di HIV. Tornato a Johnson City come assistente professore di medicina, si ritrovo a prendersi cura di molte pazienti affetti da HIV.

Su quegli anni, profondo colpito dell’impatto devastante della malattia e delle morti premature che essa causava, si mise a scrivere le sue esperienze con articoli scientifici, che iniziarono a comparire in stimate pubblicazioni come New Yorker, Il New York Times, Forbes e The Wall Street Journal, diventando una pausa creativa dalla sua attività medica.

“Ama il malato, chiunque esso sia, come se fosse tuo fratello.”

Da “Il Patto Dell’Acqua”

Abraham Verghese

Queste pubblicazioni sono servite come base per scrivere il suo primo libro nel 1994 “Il mio paese: la storia di un dottore” e successivamente adattato da Mira Nair in un film “Il mio paese”. Il suo secondo libro nel 1997 “Il compagno di tennis: una storia di amicizia e perdita” che ruotava attorno alla lotta del suo compagno di tennis contro la dipendenza. Nel 2009 scrive “La Porta delle lacrime” storia di due gemelli nati da una relazione clandestina tra una giovane suora indiana e un chirurgo inglese, che lavorano insieme in un ospedale di Addis Abeba, questo libro vende oltre 1,5 milioni di copie.

“Il Patto dell’Acqua” uscito quest’anno per Neri Pozza- Le Tavole D’Oro- è una storia che coinvolge tre generazioni, due continenti e diverse località geografiche dell’India, intrisa di sensazioni e pensieri personali.

Le tematiche affrontate nel romanzo sono null’altro che i pensieri di uno scrittore dalla sensibilità e dalla vorace curiosità di un corpo a corpo con la sua amata India. Lo definisco un corpo a corpo perché leggendo il romanzo è questa la sensazione che se ne ricava. È la sensazione di toccare l’India, di assaggiarla, di ascoltare i suoni, ma anche di mescolarsi tra la sua gente mista e sentirsi parte di un gigante caleidoscopio umano, di annusare i profumi o essere travolti dei suoi densi acri e penetranti odori e sapori.

Ph. Ajith
Ph. Godwin-Angeline-Benjo

Ci descrive così, in modo minuzioso il piccolo villaggio di Parambil in Kerala, come la grande metropoli di Madras, con il loro brulicare umano e le case lussuose di quei europei coloniali, in cui visse la borghesia nascente che iniziò a corrompere la semplicità e la spontaneità degli indiani.

L’incontro di Verghese con l’India è una storia sensuale, una esperienza sensoriale che si percepisce nel suo romanzo, la dolcezza con cui descrive, fin dall’inizio l’abbandono di una ragazzina di dodici anni, che lascia la casa della madre e va in sposa ad un uomo, il suo nuovo padrone della sua vita, che ha trent’anni più di lei.

 

Ph. Amish-Thakkar
Ph. Amish-Thakkar

Tra le pagine più belle, quelle che raccontano la storia di Mariamma, che si adattano alla leggerezza e alla delicatezza provata da Verghese per gli indiani. Si ha proprio la netta sensazione che lo scrittore scelga in punta di dita le parole da usare. Pagine di letteratura straordinarie, scritte con grande arte. E come sempre, lo scrittore è capace di far rivivere, in chi lo legge, ciò che lui in prima istanza ha vissuto e provato.

 

Ph. Loren-Joseph

Un libro avvincente, che regala il senso della scoperta di questo immenso e variegato Paese che è l’India. Oggi come oggi, il mondo indiano, come qualsiasi altro, non è più da scoprire, il senso di leggere questo romanzo è quello di ripercorrere e confrontare la Storia. Non solo indiana, ma anche mondiale. Attraverso le considerazioni sulla politica e sulla cultura e usi indiani descritti da Verghese si ha un quadro di quanto alcune tematiche siano cambiate e quanto altre siano rimaste immutate.

Ph. Drew-Masmar

Leggere “Il Patto dell’Acqua”, significa capire lucidamente, come la voce poetica di Verghese ci guida ad interpretare la realtà e renderla estremamente veritiera.

Un libro sulla gentilezza per chi vuole scoprire il pensiero e la sensibilità di Verghese e il suo modo di percepire e amare la realtà. Ovunque essa accada.

 

Di Alberto Corrado