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Michela Murgia scrittrice e attivista sarda si è spenta nella sua casa romana. Le sue parole sempre dette a  testa alta sono il maggior testamento per continuare a lottare per i diritti di tutti noi.

“Se la vita ti porta via qualcosa e ti rende fragile, non è la forza dell’altro che ti serve, ma sapere che la tua debolezza è accolta e capita, che nessuno la teme o la sfugge”.

Michela Murgia (Noi siamo tempesta)

 

Se ci lasciamo guidare dal suono delle onde nel suo rito arcaico possiamo arrivare a Cabras, dove Michela Murgia nacque nel 1972. È anche lo sguardo su una comune radice mediterranea ad accompagnare la sua dipartita da questo mondo in una calda notte delle stelle cadenti. Un omaggio ad una donna che ha amato il libero pensiero e che ha sviluppato attorno tre parole chiave che dischiudono ciascuno altrettanti universi, sottolineandone la valenza politica, utopica e ugualitaria: scrittura, memoria e comunità.

Cabras Is Aruttas

La scrittura tessuta, dapprima concepita come in un blog “Il Mio Sinis” nel quale descriveva anche con fotografie la penisola del Sinis, e poi aggregata assieme a 42 scrittori riuniti da Giulio Angioni in Cartas de logu, scrittori sardi allo specchio, risuona potente con Accabadora edito per Einaudi, vincendo il premio Dessì, Super Mondello e il premio Campiello.

Una storia che intreccia nella Sardegna degli anni cinquanta i temi dell’eutanasia e dell’adozione diventando un’opera errante nel tempo, nello spazio e nei linguaggi, ricomponendo l’inesausta tensione armonica tra antico e visionario, destino e liberazione, cosmogonia ed esistenza individuale, radici e fuga, che innerva la vita della autrice.

Come una ricamatrice di parole scriveva sismogrammi del vivere quotidiano, segreti di ritmi e sonorità evocati e celati dal nostro malessere moderno. I suoi saggi come “Ave Mary. E la chiesa invento la donna” edito sempre per Einaudi, dove riesanima l’impatto del cristianesimo sulla percezione della donna nella società e la rappresentazione della figura femminile nella religione cristiana, sono un atlante di un universo ora terreno ora astrale che evoca le speculazioni prospettiche di poteri che contribuisce a depauperare l’immagine della donna.

Donatella-Finocchiaro-con-Carolina-Crescentini-nel-film-Accabadora-di-Enrico-Pau-

Michela Murgia si era formata all’istituto tecnico commerciale per poi iscriversi all’università conseguendo la laurea in teologia. Il volgere lo sguardo alle proprie radici, l’immergersi in un passato ancestrale, di tradizioni, trasfigurandone gli affioramenti, la nutre facendola diventare consapevole e sapiente per dotarla di quelle antenne sensibili che sapevano captare temi e tendenze che avrebbero caratterizzato il decennio. Femminicidi, diseguaglianze inaccettabili, frasi fatte che denotano un resistente maschilismo diventano blog, drammaturgia teatrale, appuntamenti settimanali come l’Antitaliana dell’Espresso, guidando importanti battaglie civili.

 

 

 

Ph. Adrian Swancar

Scritti che diventano un maternarge intellettuale negli ultimi anni della sua vita per concepire un’idea diversa di famiglia, allargata eterodossa, basata su legami d’amore piuttosto che di sangue. Uno dei temi forti del suo attivismo che cuce e ricuce in grado di penetrare ogni muro, e che sarà anche l’argomento dei suoi scritti che usciranno postumi a breve, ed a cui ha lavorato fino agli ultimi giorni.

Le sue scritture interrogano e coinvolgono comunità e abitanti di tutte le età, invitati ad esporre le proprie fragilità, le paure e le vergogne, per guarire l’umanità dalle relazioni inadatte .“Ho imparato a scrivere prima ancora di essere consapevole” raccontava quando parlava della sua infanzia “Le mie radici sono profondamente sarde, penetrano nella profondità di un terreno ricco e duro, che alimenta la mia pianta, per questo non per odio o per amore ma è per natura che ogni pianta dirige i suoi rami lontano dalle radici.

Su quel terreno ricco e duro ha creato il racconto della sua vita, storia di una bambina filla de anima, così vengono chiamati “i bambini generati due volte”, che si è salvata una prima volta dalla povertà diventando una grande donna dal libero pensiero , e la seconda volta sconfiggendo la paura della morte vivendo la propria malattia vissuta , e quindi, secondo la stessa Murgia , “politicamente”, anche la sua scomparsa per rinascere come voce del suo verbo declinato al tempo infinito del presente.

 

Di Alberto Corrado