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È l’accostamento di Issey Miyake, attraverso Satoshi Kondo, nel motivare l’umana esigenza di afferrare l’imperscrutabile, di plasmare demiurgicamente la materia informe con lo strumento della creazione.

Una bandiera sventola nel cielo. A cosa somiglia?
Un vento leggero, L’acqua che scorre, Lo scintillio della luce, L’ondeggiare di una fiamma.
Come tutto ciò che fa parte della natura,
Il corpo umano cambia – è in continuo mutamento, E così fa la mente.
Ascolta attentamente il loro dialogo.

Ciò che è celato, ambiguo e indefinito, diventa evidente: Forme che parlano e risuonano con il continuo evolversi dell’essere umano.

Dovrebbero essere sempre vivide, dovrebbero essere sempre bellissime”.

Issey Miyake

Il ricordo vivido della genialità del Maestro Issey Miyake, dopo la sua morte l’estate scorsa, è stato ancora più valorizzato in questa sfilata dove gli esperimenti di Satoshi Kondo, direttore e capo dei designer della Maison, con i filati ad alta torsione giocavano con i corpi, in un modo paragonabile ad uno sventolio di una bandiera quando soffia la brezza.

Una esplorazione indefinita e mutevole che va di pari passo all’esperienza interdisciplinare del set composta da pezzi washi paper plissettati, in fibre naturali, che fluttuano nell’aria, rispondendo al passaggio delle modelle e all’ambiente circostante, facendo eco alla relazione tra “a piece of cloth” e chi li indossa.

Lo show, concepito da Yoshihisa Tanaka, si è aperto con i performer professionisti, coreografati da Nèmo Flouret, che interagendo con il set up ideato come installazione, si sono chiamati a vicenda alternandosi in passi di danza cadenzati dalla musica di ICTUS, per cedere lo spazio al susseguirsi delle modelle prima con i look astratti, che gradualmente si sono sviluppati diventando qualcosa di più strutturato e formale, fino a coinvolgere gli ospiti intervenuti in una sinergia, tra washi paper e musica.

Una collezione sviluppata come se fosse una struttura composta simile “Quadri di un’esposizione”, la composizione per pianoforte più famosa di Modest Petrovič Musorgskij, che in questo caso l’elemento forte era il tessuto, trasformato in svariate versioni alcune più note altre in coesione con il corpo.

Si è partiti con Ambigous, una serie in maglia che rivela la forma del corpo, rispettando la materialità del filato di cotone ad alta torsione, per poi arrivare a Twinning, una serie in tessuto ispirata allo sventolio della bandiera nel cielo, dato dal materiale fermo così da mantenere le pieghe della torsione, grazie alla speciale tecnica di tessitura che consiste nel lasciare piccoli spazi nell’ordito.

In seguito sono apparse una serie di stampe Light Leak, ottenute attraverso l’esposizione del rullino di una macchina fotografica e dai colori sfumati si adagiavano sui corpi, con il minimo delle cuciture, che hanno ceduto il passo alla serie Evenloping, ottenuta torcendo e legando una struttura tubolare composta da un singolo pezzo di tessuto, realizzato in washi paper e poliestere, avvolgeva e si adattava al corpo, creando una silhouette originale per ogni singola persona.

E per ultimo, ci siamo abbandonati all’immaginazione e alla delicatezza della poesia di Fixed Time, composta da tessuto pressato con l’idea di catturare il movimento, accompagnato da Twisted, tessuto materico composto da un mix di fibre naturali, come il washi paper e il lino, ed elasticizzate, come nylon e poliuretano, hanno determinato silhouette esagerate ma morbide che sembra una seconda pelle.

Interessante anche la collaborazione creata da Issey Miyake con New Balance Mt10O per ricreare il concetto di muoversi a piedi nudi, che completano la sinuosa fisicità che troviamo nelle proposte in passarella, disegnate dal designer Satoshi Kondo.

Una collezione che sembra un apparente ossimoro che associa la dimensione temporale, fluida, mutevole e impalpabile, alla scomposizione del tessuto che sembra talvolta immobile e quasi come una placida stasi atemporale. Questo si motiva con l’umana esigenza da parte del team della Maison di plasmare demiurgicamente la materia informe, con lo strumento della creazione, enunciato e condiviso.

Di Alberto Corrado