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Demna Gvasalia porta in scena la collezione Balenciaga SS 2024, tra drappi rossi e volti noti della sua vita, per rappresentare la compatibilità e la coerenza tra la moda e il suo linguaggio.

“Tutto il mondo è palcoscenico, e gli uomini e le donne son soltanto degli attori, che hanno le loro uscite e le loro entrate. Ed ognuno nel tempo che gli è concesso recita molte parti».

William Shakespeare

Essere sempre sé stessi, senza mai reprimere la propria creatività, è il nuovo mantra di Demna Gvasalia per Balenciaga primavera estate 2024.

Reduce da un anno durante il quale molto spesso veniva additato per le sue scelte professionali e anche quelle private, la sua sfilata è stata una reazione coerente di una rappresentazione della compatibilità tra moda e il suo linguaggio.

In un set teatrale costruito accanto alla Tomba di Napoleone Bonaparte, con all’interno due palcoscenici speculari di velluto rosso, con la voce recitante di Isabelle Huppert che declama “La veste du tailleur Guide de montage traditionel”, scritto da Sèbastien Espargilhè, edito da Les Éditions Eyrolles, interessante saggio di come realizzare una giacca perfetta, è andata in scena una parte della vita di Demna Gvasalia.

Infatti la scelta del cast è  stata strettamente personale, dato che non sono solo modelle e modelli con cui ha stretto un rapporto di amicizia, ma una serie di volti noti che gravitano nella sua vita privata e professionale: da Maria Carla Boscono, Paloma Elsesser, Liu Wen a Amanda Lepore, da Cathy Horyn, giornalista di moda, Kim Kardashian ad alcune figure del corporate di Balenciaga, fino al suo personal trainer Max, alcuni studenti che seguono gli stage nella Maison, alcuni ragazzi georgiani e Linda Loppa, sua ex docente alla scuola di Anversa.

Ad aprire lo show è stata la madre dello stilista, mentre a chiuderla ci ha pensato il marito BFRND, in abito da sposa.

Una collezione personale che ribadiva e sottolineava tutti i demnaismi che ha impresso nel corso della sua permanenza in Balenciaga, anche con qualche accenno al passato, con la sua prima attività assieme al fratello, Vetements.

Interessante anche quello di utilizzare passaporti e carte d’imbarco in mano ai modelli e modelle, per raccontare con una profondità originale l’espressione profuga della sua vita, ma anche nel dare un’identità di cosa significa la moda, perché un vestito senza anima diventa solo un linguaggio muto.

Una narrazione intima che viene traslata in show dove si ripercorre tutti gli elementi chiave lasciati in eredità da Cristóbal Balenciaga rivisti in una

sartorialità avant garde: da vestiti floreali allo sportswear di lusso, dagli abiti da sera plissettati a capi, pantaloni cargo metà denim e metà camouflage, giacche Alpinestars creati con processo di trasformazione dell’upcycling, fino all’abito da sposa, che non è altro un amalgama di 7 abiti da sposa vintage.

C’è spazio, come sempre agli accessori che sono spuntati ovunque nella idea di daywear eccentrico: dalle scarpe da ginnastica che diventano ancora più assurdamente vaste che mai, alle borse della spesa del supermercato riprodotte in pelle, dalle pantofole da boudoir da uomo con tacco a gattino rifinite in marabù, alle scarpe da portare a mano come pochette.

Nel frattempo, la colonna sonora con Isabelle Huppert mixata con le note della Paris Mozart Orchestra, il pianoforte di Michelle Gurevich e alcuni elementi tecno, accelerava verso il finale con un ritmo martellante, nel dimostrare che la moda è un lavoro complesso, un processo che deriva da ore e ore di faticoso lavoro di mente e di mani.

Di Alberto Corrado