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Il romanzo di Mario Desiati è l’educazione sentimentale di un uomo del Sud vittima della sua stessa terra e di un romanticismo narcisistico.

…. mai contento, mai nel centro……

Giacomo Leopardi

Per Francesco Veleno, giovane del Sud, combattere il tedio della vita quotidiana inseguendo un’elusiva felicità fatta di giorni perfetti con la persona che ha amato fin dalla adolescenza, può sembrare l’ultimo bastione di romanticismo, ma non è altro, che un’amara ricetta per la disperazione.

Come si fa a restare innamorati ad una persona come Claudia, solitaria e sicura di sé, e restare per anni legato in stato remissivo, convincendo sé stesso a rimanere fermo e scavando dentro di sé, per cercare un posto nel mondo, non trovandolo mai.

Questa è la storia deprimente in cui è sprofondato Francesco, annoiato uomo di Martina Franca, il cui unico bagliore di vitalità scocca grazie a viaggi brevi, per raggiungere Claudia, per scivolare nelle pieghe di un mondo che non gli appartiene, fatto di scorpacciate di sesso con sconosciuti.

È una sfida ambiziosa, quella del romanzo quasi epistolare composto da Francesco e Claudia, intrecciate dai vari stati di coscienza da parte di quest’ultima. Talvolta può funzionare, grazie alla capacità di Desiati di reggere la voce introspettiva, autodistruttiva, disperata, ma anche speranzosa del protagonista, con tutti i suoi limiti della mentalità taciturna, rasente talvolta all’indifferenza del mondo circostante.

Francesco, uno dei protagonisti del libro assieme a Claudia, si rende conto che passione e patologia dell’esistere hanno la stessa radice greca, pathos, che vuol dire soffrire, ma sa anche che l’uomo appassionato è patetico nella sua capacità di giocarsi la vita. Ma l’uomo del pathos pensa che la vita senza passione non sia vita, quella che guarda attraverso WhatsApp, sms che gli manda Claudia delle sue esperienze fatte tra Milano e Berlino. Per questo Francesco implora dal suo silenzio di arrivare ad un compresso, regalandogli almeno briciole di giorni da passare assieme a lei, per poi ricordali e aggrapparsi per i restanti dell’anno, dove riemergerà la noia.

Ricordi che formano giornate a prova di ruggine, dove ritorna il circolo vizioso del pathos romantico, di cui il protagonista è inconsapevole.

Mario Desiati

Dal finale si evince che Francesco non ha imparato nulla dalle proprie eleganti e profonde espatriate sull’amore, condannato come dal suo corazón romantico a una vita infelice, come se fosse l’unico destino possibile. Resta inconsapevole, o incurante, di quanto Claudia sia insofferente della sua necessità di passione. Resta tormentato dalla frustrazione di non riuscire ad appagare una nevrotica sete di esistenza. Ed è quindi destinato a deteriorarsi nei malinconici supplizi in una trappola di autocelebrativo romanticismo sofferente di un Sud, senza riscatto.

La storia affronta una tematica interessante, ma l’autore riesce a rovinarla con stereotipi della vita moderna o con connessioni troppo pessimistiche sul Sud, senza portare a termine i pensieri dei protagonisti, lasciando al lettore l’ardua sentenza pirandelliana.

di Alberto Corrado