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J.W. Anderson sceglie il potere del debriefing per dimostrare l’eccellenza della semplicità.

Jonathan Anderson per Loewe, porta in passarella il suo linguaggio creativo fatto di  passione per l’arte antica e per l’arte contemporanea di Julien Nguyen.

Un artista contemporaneo americano che si è ritagliato un posto al sole nelle vendite con “Kye, semper solus”, ritratto accademico in cui mescola Raffaello e Modigliani, e venduto 453 sterline da Sotheby’s, superando di dieci volte le valutazioni.

L’uso di Nguyen del rame e della pergamena, come base dei dipinti, la sua combinazione di tecniche tradizionali come l’olio, la tempera e il gesso, l’encausto e la punta d’argento, hanno orientato a creare per lo show tre opere d’arte, raffiguranti il modello e musa ricorrente, Nikos, amato da Jonathan Anderson.

Le due immagini digitali in grande scala che ritraggono Nikos in due scene riprese a distanza, nell’arco del tempo, delimitavano il set dello show, catturando lo spettatore sulla situazione domestica del corpo, con i suoi segni e simboli, che rimandano al potere dell’amore.

Quello stesso amore, che declama J.W.Anderson nel creare la collezione per  LOEWE fatta di ricerca della silhouette e di materialità dei tessuti come pergamena, velluto, rame, acciaio, pelle, raso e lana.

Una sorta di forma pittorica, che ci ricorda le tecniche rinascimentali, che catturavano un momento e un movimento in tempo reale per piegare, cristallizzare e personalizzare le forme modellate.

Sfilano i paletot, i trench, i cappotti in shearling rasato, i cardigan, i top a girocollo, gli abiti sottili tutti in forma boldness, tema particolare caro allo stilista, che questa volta

lo trasforma nella maestosità delle silhouette, per far risaltare quell’aspetto tattile che è il comun denominatore della collezione.

L’underwear è esposto sopra attraverso short e in top con maniche lunghe in raso nel ricordarci le molteplici sensibilità storiche artistiche che focalizzano la visione di Anderson, come quello di resuscitare alla modernità il lavoro delle allegorie romantiche francesi di Prud’hon, che ricordano i ritratti elisabettiani di Nicholas Hilliard. E ovviamente il legame che Anderson ha stabilito con Julien Nguyen, che fanno riferimento a Nikos.

Nella sfera del lusso che tutto sia sufficiente mettere solo dei vestiti fatti bene in passarella, la scelta speculativa di LOEWE è qualcosa di nuovo e avanguardistico nel dimostrare che non c’è più niente di più avvincente rafforzare l’attitudine riduzionista, per arrivare all’essenziale.

di Alberto Corrado