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Il movimento silenzioso e quasi ipnotico delle mani, cadenzato da un ritmo leggiadro e preciso, accompagna da sempre il prezioso lavoro dei maestri intrecciatori di Mogliano, nelle Marche. Da questa danza nascono oggetti meravigliosi e senza tempo con cui Bottega Intreccio racconta al mondo il suo straordinario sapere manifatturiero.

In un parallelismo fra passato e presente, in un rimando fra il gesto calmo degli artigiani moglianesi e quello seducente di chi sventola un ventaglio nasce Gigì, il nuovo progetto di design firmato Silvia Belli per Bottega Intreccio.

Realizzato in midollino su un’intelaiatura fissa, è un oggetto d’ispirazione rétro che torna protagonista di un’eleganza colta e ironicamente civettuola. Un moschettone in ottone lavorato a mano e fissato con un dettaglio in pelle facilita l’impugnatura e permette di agganciare l’accessorio; due catene aggiungono sensualità e brillantezza diventando una comoda tracolla.

Gigì è l’ultimo nato, ma fa parte di un progetto che parte da lontano. Una storia autentica, Made in Italy, che porta avanti la tradizione marchigiana dell’intreccio.  In questo distretto manifatturiero conosciuto in tutta Europa fin dall’800 per le sue raffinate produzioni di cesti e oggetti in midollino o vimini, infatti, è stata istituita la prima scuola italiana contemporanea per formare nuove generazioni di intrecciatori: Carteca.

E da questo progetto, che include i valori della sostenibilità territoriale e sociale, nasce il brand Bottega Intreccio. “Fra gli iscritti ci sono giovani che scoprono nell’artigianato uno stile di vita che gli corrisponde, uomini e donne che vedono una possibilità per provare a reinserirsi nel mondo del lavoro. La sostenibilità territoriale e la valorizzazione del capitale umano sono temi fondanti per il nostro progetto –  spiega Gianluca Maurizi, co-fondatore di Bottega Intreccio ed erede di una delle principali famiglie di intrecciatori moglianesi – Come accadeva nelle botteghe d’arte dell’epoca rinascimentale, chi frequenta la scuola non impara solo la manualità, ma entra in una profonda relazione con intrecciatori esperti. È proprio in questa dialettica allievo-maestro che viene coltivata la passione individuale e avviene il trasferimento dei saperi e dei valori. Il lavoro dell’artigiano, infatti, non si riduce a un’esecuzione perfetta del manufatto, ma è alimentato dall’interpretazione personale”.

La scuola d’intreccio Carteca è un’associazione sostenuta, stimolata e coadiuvata da Bottega Intreccio a cui partecipano molte delle aziende artigianali del territorio, mettendo a disposizione il proprio savoir-faire. In questo contesto, di particolare valore è il programma avviato nei confronti dei ragazzi giunti in Italia come profughi. La scuola, infatti, interviene al termine del percorso di accompagnamento stabilito dalla legge, per offrire ai rifugiati un’opportunità concreta di inserimento sociale e lavorativo.

La prima esperienza di Bottega Intreccio nell’ambito del design è stata una serie di lampade disegnate nel 2017 da Maurizio Bernabei. Successivamente, Bottega Intreccio ha progettato oggetti, come il divano Milli e la poltroncina Silene, la poltroncina Lisetta di Elena Salmistraro, e la straordinaria lampada Antonym di Silvia Stella Osella.

di Stefania Lupi