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Quelli che Steven Meisel ferma in scatti per la campagna Swarovski sono istanti rivestiti di luce dilatati fino a renderli segreti.

Una donna tiene in mano una farfalla, concentrata a guadare nell’obiettivo: una dama giovane dal capello corto, adornata da uno sfavillante sfoggio di tonalità rosa cipria e giallo caldo, mentre i petali adornati di cristalli sbocciano ancora più luminosi su anelli scintillanti e orecchini a lobo, squisitamente decorati.

Un’altra assorta nel porre attraverso lo sguardo, quella espressione di forza e individualità, accentuata dalle labbra semiaperte: un viso affascinante incorniciato da pappagalli in cristalli tagliati su misura nelle tonalità del rosso fuoco e del giallo, una sorta di porta verso regni sperimentali indorati del glamour.

Il mistero continua nel terzo ritratto dove un ananas si tramuta in un delizioso frutto tropicale, con un appuntito guscio che cela un interno succulento. Testimonianza dell’energia trasformativa della natura ma anche simbolo di opulenza, caratterizzata da linee decise e audaci angolature che irradiano una geometrica brillantezza che risplende nelle intense tonalità del verde e dell’oro.

E infine la luce calda quasi bicromatica del verde con accenti rosa come ode sublime della tartaruga, simbolo di longevità e di creatura meditativa e affascinante.

Nient’altro. Eppure queste quattro scatti sono il simbolo dello spettacolo stravagante e della meraviglia del mondo naturale, eseguiti da Steven Meisel, uno dei celebri fotografi statunitense, per la nuova campagna intitolata Metamorphis di Swarovski.

Le immagini ipnotiche di Meisel, ideate dal Direttore Creativo Giovanna Engelbert e animate dallo styling visionario della truccatrice Dame Pat McGrath, sono delle vere opere d’arte create con un’altissima qualità tecnica, e l’uso sperimentale del make-up. Una capacità unica di raffigurare il tempo. Uno spazio sospeso in un istante, mai banale, che si riveste di luce e di ammirazione, sottraendolo alla contingenza, fino a dilatarlo in un segreto e trasformarlo nell’essenza della vita stessa.

Di Alberto Corrado