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Hedi Slimane racconta una favola rock, che non corrisponde ai compiti assegnati dai vari CEO ai designer di altre Maison che hanno sfilato, portando ad una visione della deriva della moda maschile.

Hedi Slimane in 25 anni come stilista, ha costruito una ricca play list dedicato all’abbigliamento maschile che continua ad influenzare quel certo tipo di abbigliamento maschile progressivo odierno.

Da quando Pierre Bergè lo nomino direttore creativo dell’abbigliamento maschile per Rive Gauche da Yves Saint Laurent nel 1997, Slimane ha utilizzato la moda come se fosse un dispositivo per creare una forma nuova di ritrattistica maschile, armonizzando musica, fotografia di strada e androginia, per poi approdare agli anni di cristallizzazione della sua moda a Berlino e in seguito con un trasferimento a Londra ricercare ulteriormente un’autenticità.

In conclusione della settimana della moda Uomo a Parigi, ha esteso questa sua percezione nella collezione di Celine per la primavera-estate 2023 tenutasi al Palais de Tokyo.

Un attento lettore può subito ricordare che nel gennaio 2002 Slimane presentò una mostra su Dior Homme, il marchio di cui allora era direttore creativo, in cui legava l’immagine al ruolo di questo che più che un vernissage si definì una “Reflexion”. E all’epoca la colonna sonora fu appositamente commissionata da Slimane ad un gruppo di elettronica francese Ready Made FC.

E qui che dopo 20 anni presenta “Dysfuncitional Bauhaus” per Celine con una differente commissione musicale affidata alla band new wave di New York Gustaf.

Una collezione fatta di camicie piene di paillettes come se fossero una seconda pelle, frange luccicanti che pendono dalle giacche, oppure grandi decori d’argento sugli spencer o sui bomber, iconici cappotti animalier resi ancora più brillanti da baguettes, gonne da uomo, parka in camouflage abbinati a lunghi abiti in chiffon ma anche gonne da uomo.

In prima fila Bernard Arnault ma anche Lisa dei Blackpink e V dei BTS per applaudire questa nuova favola rock, che sicuramente ha dato una visione più libera rispetto alla deriva maschile che abbiamo intravisto sia a Milano sia in alcuni show parigini.

di Alberto Corrado