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In una delle zone più belle e rappresentative di Firenze, per autoctoni e non, si trova La Leggenda dei Frati ristorante fondato dalla coppia, nel lavoro e nella vita: Filippo Saporito e Ombretta Giovannini. Questo ristorante nasce originariamente all’interno della vecchia abbazia di Abbadia Isola a Siena, ma nel 2015, giunge a Villa Bardini, che si trova a due passi dal Ponte vecchio, ed è immersa in un giardino composto da quattro ettari di bosco e orto frutteto affiancati dalle mura medioevali della Città. Le due sale principali del Ristorante che si trovano nella scuderia della “casa”, abitata un tempo dal collezionista d’arte Stefano Bardini, sono arredate con opere di arte contemporanea scelte dalla collezione della Galleria Continua di San Gimignano, una delle realtà di arte contemporanea più famose al mondo.

Tra le novità spicca il gioco cromatico alle pareti tra il colore rosa pallido/lilla che cambia a seconda delle ore del giorno, ideato da Farrow & Ball Pitture, prezioso brand inglese. Ma a fare da padrone sono certo i nuovi lampadari verdi a forma di boccioli, ispirati agli anni venti e realizzati in un leggero tessuto jersey, ideati dal Designer Cosimo Bonciani e la Brand Designer Ilaria Legato. L’idea dei due creativi è di mettere in risalto il senso di serenità e forza della natura che questo “angolo di Paradiso” in città, rappresenta per vocazione.

Dai tavoli si può ammirare il panorama su Firenze che fa capolino dalle immense finestre e tra la vegetazione, si intravede l’orto segreto di Filippo Saporito. Il tutto più vicino quando nelle calde sere di primavera – estate è possibile mangiare in terrazza.

Nel Menù della Leggenda, i piatti rendono omaggio alle materie prime scelte con cura e ciascuna con la propria storia. “Una volta messe in bocca dagli ospiti” come dice Saporito: “è lì che gli ingredienti prendono senso, insieme al mio mestiere che è quello di creare piatti e comporre alchimie che nutrono le persone facendosi parte di loro per sempre: un gesto d’amore silenzioso quello del cibo sul piatto ma saturo di meraviglia”.

Esemplare l’entrée, con il “Tataki di barbabietola” accompagnato da salsa vegana, leggero, guarnito in parte con le erbe di “Simone” di Colle Val d’Elsa e in parte con altre erbe, direttamente dall’orto del ristorante.

“Carota Salsa bernese al prezzemolo, fondo vegetale e agrumi”, che sembra un piatto semplice, invece tecnicamente molto laborioso così come ripensata dallo chef: il tubero è fermentato per una decina di giorni, cotto in cartoccio e poi alla brace, accompagnato da salsa bernese e da un gin tonic sempre a base carota. Si arriva così al “Plin di lepre, con cacao e tartufo”. Un piatto che racconta l’inverno anche attraverso i colori.

Come secondo spicca “Il Piccione”: una delle portate più rappresentative i cui ingredienti cambiano in base alle stagioni. E per finire “Nocciola” con rosmarino, vaniglia e cacao. Un dessert elegante e godurioso.

Complimenti a Ombretta e Filippo, che sono affiancati in cucina da una brigata affiatata composta, tra gli altri dallo Chef de Cuisine Dario Messina e all’accoglienza in sala dal fedele Nilappana Joseph Jenson.

di Giulia Marcucci