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Marie Ottavi è una di quelle donne che mette la verità al centro del suo lavoro. Con “Karl”, edito da L’Ippocampo, ci trascina nelle molteplici esperienze di un uomo fuori dal comune. Questo articolo è il frutto di una lunga telefonata tra Parigi e Milano.

“Se si dovesse aggiungere la tristezza di essere comune a quella di essere mortale….”

Karl Lagerfeld

In anni come questi della moda, in cui le narrazioni di ogni genere ci sommergono in ogni dove, bisognerebbe tornare a vedere le biografie dei grandi designer, per ciò che davvero sono.

Bisognerebbe riscoprire, per esempio, un libro dato alle stampe nel 2021, “Karl” da Edition Robert Laffont, S.A.S. Parigi, e nel 2022 da L’Ippocampo, Milano, per l’edizione italiana, con la traduzione dal francese di Fabrizio Ascari, firmato dalla giornalista Marie Ottavi di Libération, per cui cura la rubrica di moda.

Marie Ottavi

A fare di questo opera un oggetto letterario quasi imprevisto, senza mai davvero riconoscergli il posto che merita nel nostro tempo, è proprio l’intelligenza della sua architettura. Cos’è infatti “Karl” non è un romanzo, altri lo hanno chiamato un’intervista-inchiesta tra l’autrice e il designer, ma è una definizione impropria. Una vera intervista si scrive con voracità, senza sapere quel che accadrà domani.

Ogni singolo capitolo è qui, invece, costruito con il senno del poi, avendo ben presente cosa ha offerto Karl Lagerfeld con la sua poetica e la sua cultura.

Bozzetti

Un libro di memorie? All’apparenza si e tuttavia il susseguirsi degli eventi sono disposti, secondo un preciso calcolo, tale da mettere a fuoco il lavoro di Karl Lagerfeld, un uomo che viveva per il lavoro ed era sempre proiettato verso il giorno dopo, o la stagione successiva di una collezione.

Possiamo solo supporre che la materia che qui viene trattata è indotta dall’autrice Marie Ottavi con una sorta di approccio più diretto e realistico, quasi un dialogo senza paure tra lei e Karl Lagerfeld.

Anna Piaggi e Karl Lagerfeld

In questo modo si scopre, chi è era veramente Karl Lagerfeld, impossessandoci di eventi e personaggi descritti dalla sua stessa voce in quel suo gioco continuo di verità e menzogna che gli permetteva di reiventarsi e di scrivere la sua vita a suo piacimento, tale da farla diventare un romanzo sospeso sull’orlo della finzione.

Beach Boys a Saint Tropez in compagnia di Juan Ramones , 1971
La sua bevanda preferita Pepsi Max ma sempre versata in un bicchiere di Lalique

Il passo dei primi capitoli sembra promettere un intreccio, una trama, ma di fatto il libro resta una sfilata di ricordi, che potrebbe apparire un limite, eppure è la sua qualità migliore, il sintomo di ciò che Karl Lagerfeld voleva essere: il ritratto di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a creare emozione attraverso le sue idee di un guardaroba sempre moderno, stando spesso da solo e non potendo uscire come i comuni mortali, perché questo era lo scotto da pagare ad essere famoso, e nella sua solitudine si cibava di cultura e creatività, per non essere mai sconnesso dalla realtà. E questo libro affonda proprio su questa voracità, e su tutto quello che lo rendeva felice.

Il letto con le colonne luminose

Il finale non è lieto, né liberatorio, bensì una sorta di anticipazione dell’amara e fin troppo nota verità, che cambiare tutto perché nulla cambi. Serrati come spettri in un mondo di illusioni, questo pamphlet è un vero classico, non solo per fashion addict, ma anche per quei lettori che amano osservare la creatività sempre legata all’osservazione, non sottovalutando l’elemento dell’amore, con le sue mille sfaccettature multiple.

Gaby Aghion , fondatrice di Chloé, e Karl Lagerfeld

Un’opera che attende ancora di essere riconosciuta come tale da quei lettori, forse distratti dalla dicitura biografia, che invece dovrebbero sostituire con il termine “confidenza”, quella che Karl ha donato a Marie.

 

Di Alberto Corrado