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A Palazzo Reale di Milano, in anteprima mondiale il Grand Tour di Dolce&Gabbana”, prima mostra dedicata alle inconfondibili creazioni di Domenico Dolce e Stefano Gabbana.


“Guardare una cosa è ben diverso dal vederla.
Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.”

Oscar Wilde

Dieci stanze, sale tematiche e molte opere d’arte, ma anche sarti e artigiani al lavoro.

Nasce da qui la mostra “Dal cuore alle mani”, a Palazzo Reale di Milano fino al 31 luglio dedicata alla creatività della moda e alle eccellenze artigianali italiane, sortendo subito i suoi effetti con file chilometriche dopo la sua inaugurazione del 7 aprile scorso.

Tutto il fashion system e non solo, ma anche cultori dell’arte si stanno agitando attorno alla ricostruzione di quella creatività sartoriale che non potrebbe esistere senza le mani che danno forma, un mantra che Domenico Dolce e Stefano Gabbana non hanno mai avuto dubbi di portare in giro per nei luoghi più esclusivi italiani, creando nel 2012 la loro Alta Moda, fatta capi preziosi e unici destinati a pochi eletti.

Merito anche dell’Assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi che è riuscito a riunire Palazzo Reale, centro espositivo d’eccellenza nel cuore di Milano, la Maison Dolce&Gabbana, IMG, società internazionale specializzata in sport, eventi e rappresentanza, e Florence Muller, docente e autrice di fama internazionale, già direttrice dell’Union Union Française des Arts du Costume al Musée des Arts Décoratifs di Parigi e curatrice Moda e Arte Tessile al Denver Art Museum, come curatrice del percorso espositivo.

@MICHAEL ADAIR

Un nostro personale album di suggestioni e impressioni suddiviso per stanze che inizia con quella del fatto a mano in cui quadri di Ahn Duong conversano con gli abiti esposti, per poi passare alla sala dedicata al vetro, dove nel labirinto di specchi composto da pezzi di Barovier&Toso e Barbini, vi sono le mise ispirate ai vetri veneziani. Fino ai luoghi reali e letterari per i nostri sensi: il salone di Palazzo Gangi a Palermo, dove Luchino Visconti nel 1958 girò “Il Gattopardo” tratto dal capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, e dove Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel 2017 organizzarono la serata dedicata alla presentazione dell’Alta Gioielleria. Per poi arrivare alla riflessione sulla devozione che si presenta avvolta in un’atmosfera barocca sotto l’egida del Cuore Sacro, che costudisce una selezione di creazioni di Alta Moda e Alta Gioielleria che alternano il fascino del nero Sicilia all’opulenza dell’oro, seguita dalla sartoria, che fornisce uno speciale scorcio su quella pratica laboratoriale che è il fulcro della Alta Moda.

@MICHAEL ADAIR

Il percorso prosegue con un focus sull’architettura, disciplina a cui Domenico Dolce e Stefano Gabbana frequentemente attingono, fino al folclore siciliano, in una totale installazione immersiva presentata dai maestri pittori della maiolica e del Carretto Siciliano, arricchita dalla video- documentazione del loro lavoro in corso d’opera.

Dopodiché, ci si immerge nel mito della Magna Grecia con la riproduzione del Tempio della Concordia di Agrigento, che nel 2019 ha ospitato una collezione di Alta Moda fatta di tuniche e pepli sontuosi, e in una selezione di creazioni di Alta Sartoria impreziosite da eleganti lavorazioni a mosaico che celebrano la ricchezza delle basiliche bizantine italiane.

Il viaggio si conclude con la decima sala dedicata all’Opera dove prende forma l’interno di un teatro all’italiana, dove il sipario cremisi e gli ordini dei palchi si aprono su una scena che vede protagoniste le creazioni ispirate alle Opere più amate degli stilisti.

@MICHAEL ADAIR

Edith Warthon, celebre scrittrice e poetessa statunitense e prima donna che vinse nel 1921 il premio Pulitzer per il romanzo “L’età della Innocenza”, si domandava spesso se fosse sensato starsene in un altro luogo che non fosse Italia. Forse con questo viaggio paradigmatico Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno dato una risposta, offrendo uno spettacolo visivo e sentimentale della nostra esistenza, concepito nella sua dimensione etimologica del costruire, del misurare, del preparare e quindi del fare con il cuore.

 

 

@ MICHAEL ADAIR

Di Alberto Corrado