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Un nuovo ritmo della quotidianità tra benessere, lavoro e natura

Per lungo tempo la seconda casa è stata associata esclusivamente al tempo della villeggiatura stagionale. Oggi assume una funzione più articolata, diventando un’estensione della quotidianità e un’alternativa temporanea alla residenza principale. Smart working, benessere personale e desiderio di una relazione più autentica con il paesaggio stanno favorendo nuove forme di permanenza e nuove modalità di vivere lo spazio. Nasce così una dimensione abitativa capace di integrare fluidamente vita privata, attività professionale e qualità del tempo.

Attraverso interventi sviluppati in territori caratterizzati da una forte identità naturalistica e paesaggistica, Marcello Gatto Monticone esplora una nuova idea di casa non primaria. I suoi progetti raccontano come l’architettura possa superare lo stereotipo della vacanza occasionale, trasformando il contesto naturale in una componente attiva del benessere quotidiano.

 

Marcello Gatto Monticone

Imprenditore e sviluppatore immobiliare con oltre 40 anni di esperienza nel settore del real estate, maturata tra operazioni di sviluppo, valorizzazione e commercializzazione di immobili in contesti internazionali. La sua biografia professionale riflette una visione imprenditoriale capace di coniugare competenze tradizionali, innovazione digitale, architettura contemporanea e strategie evolute di marketing immobiliare.

È fondatore di MGM Cape Verde, piattaforma immobiliare e operativa attiva tra la Svizzera e Capo Verde, dedicata allo sviluppo di progetti residenziali, turistici e hospitality, alla valorizzazione di asset e alla creazione di partnership con investitori e operatori internazionali. All’interno del gruppo guida la strategia, lo sviluppo delle nuove iniziative e il coordinamento delle attività immobiliari, con particolare attenzione al territorio di Capo Verde.

 

Conversazione con Marcello Gatto Monticone

Come sta cambiando oggi il ruolo della seconda casa rispetto al modello tradizionale di spazio legato alla stagionalità e alla vacanza?

“La seconda casa sta smettendo di essere un luogo accessorio, utilizzato solo in alcuni momenti dell’anno. Sempre più spesso diventa una vera estensione della vita quotidiana: un luogo in cui non si va soltanto in vacanza, ma dove si può vivere, lavorare, ricevere amici, rallentare e ripensare il proprio tempo.

Il cambiamento principale è questo: la seconda casa non rappresenta più solo evasione, ma continuità. Non è necessariamente una pausa dalla propria vita, ma un modo diverso di viverla. Per questo oggi deve essere progettata con criteri più evoluti: deve essere bella, certo, ma anche funzionale, connessa, confortevole, flessibile e capace di accogliere permanenze più lunghe. Nel caso di Capo Verde, e in particolare di Boa Vista, questo fenomeno è molto evidente. Non parliamo più solo di turismo stagionale. Parliamo di persone che vogliono trascorrere sull’isola periodi ricorrenti della propria esistenza, mantenendo un legame con il lavoro, la famiglia, gli investimenti e il proprio stile di vita”.

 

Quanto ha inciso lo smart working nella nascita di nuovi modelli abitativi?

“Ha inciso moltissimo, ma lo smart working è solo la parte più visibile di un cambiamento più profondo. Ha reso tecnicamente possibile qualcosa che molte persone desideravano già: vivere meglio, distribuire il proprio tempo in luoghi diversi, uscire dalla rigidità della casa unica e della città come unico centro della vita.

Quando il lavoro diventa più mobile, anche la casa deve cambiare. Non basta più avere una camera da letto, un soggiorno e una terrazza. Serve uno spazio che possa trasformarsi durante la giornata: una zona tranquilla per lavorare, una connessione affidabile, ambienti luminosi, aree esterne vivibili, privacy, ma anche possibilità di socialità.

La casa contemporanea deve essere più intelligente, non necessariamente più grande. Deve integrare funzioni diverse senza diventare complicata. Lavoro, riposo, benessere e convivialità devono convivere in modo naturale”.

 

Quale valore assume oggi lo stretto rapporto tra architettura, paesaggio e natura?

“Oggi questo rapporto non è più decorativo, è centrale. L’architettura non può limitarsi a occupare un luogo: deve interpretarlo. Deve rispettare il paesaggio, valorizzarlo e, quando possibile, renderlo parte dell’esperienza abitativa. A Boa Vista questo è ancora più importante, perché il paesaggio è molto forte: sabbia, oceano, vento, luce, spazi aperti, colori minerali. Sono elementi che non possono essere ignorati. Devono entrare nel progetto attraverso materiali, cromie, orientamento degli spazi, rapporto tra interno ed esterno, protezione dal sole e dal vento.

Pedra Encantada, per esempio, rappresenta bene questa idea: non costruire semplicemente vicino a un paesaggio, ma progettare a partire dal paesaggio. La casa diventa un punto di osservazione, una soglia tra comfort privato e natura. In questa direzione, il valore non è solo estetico, ma anche emotivo e patrimoniale”.

Come si progettano ambienti capaci di accogliere contemporaneamente funzioni diverse come lavoro, benessere e socialità?

“Si progettano partendo da un principio semplice: la casa deve seguire la vita reale delle persone, non uno schema abitativo rigido. Oggi una persona può fare una videocall al mattino, allenarsi o rilassarsi nel pomeriggio, cenare con amici la sera e il giorno dopo vivere lo stesso spazio in modo completamente diverso. Per questo servono ambienti flessibili, ma non generici. Flessibilità non significa fare stanze anonime; significa creare spazi che abbiano identità, ma possano cambiare funzione senza perdere qualità.

Una terrazza può diventare luogo di lavoro informale, spazio per la colazione, area di socialità serale. Una camera può integrare una piccola postazione discreta. Un soggiorno può essere insieme spazio di relax e luogo di relazione. Gli esterni diventano fondamentali, soprattutto in destinazioni come Capo Verde, perché ampliano la casa e permettono un modo di vivere più naturale.

La tecnologia deve esserci, ma non deve dominare. La vera qualità è quando tutto funziona senza essere invadente.”

 Oggi si può parlare di una quotidianità distribuita su più luoghi e destinazioni: cosa serve all’abitante che cerca nuove frontiere per trascorrere pezzi della propria esistenza?

“Sì, si può parlare di quotidianità distribuita. Sempre più persone non ragionano più in termini di un solo luogo in cui vivere, ma di una geografia personale composta da più punti: la città del lavoro, la casa principale, una destinazione rigenerativa, magari un luogo dove investire o costruire una nuova fase della propria vita. A questo abitante non serve solo una bella casa. Serve affidabilità. Serve un contesto sicuro, accessibile, comprensibile, una casa facile da gestire anche quando non è presente, una destinazione con identità, ma anche con servizi. Serve un progetto immobiliare solido, non improvvisato.

Per questo il ruolo del promotore immobiliare cambia. Non basta vendere metri quadrati. Bisogna costruire un ecosistema: casa, gestione, manutenzione, accoglienza, redditività potenziale, relazione con il territorio, qualità architettonica e continuità nel tempo.”