La qualità dell’abitare nasce dall’incontro tra ricerca, tecnologia e capacità di interpretare nuovi bisogni. Materiali evoluti, soluzioni funzionali e processi sempre più consapevoli contribuiscono a creare ambienti in cui estetica, prestazioni e sostenibilità convivono. In questo percorso l’industria del design italiano continua a esprimere valore attraverso la capacità di trasformare competenze, creatività e innovazione in prodotti capaci di tradurre innovazione e cultura del progetto in esperienze abitative contemporanee.
Il costruttore della qualità
Da anni protagonista del design e della produzione italiana, Alberto Scavolini offre un punto di vista privilegiato sul rapporto tra cultura del progetto e capacità industriale. La sua visione racconta come la qualità dell’abitare nasca dall’incontro tra ricerca sui materiali, innovazione tecnologica e competenze manifatturiere. Un percorso in cui il Made in Italy trova la sua forza nella filiera, nella responsabilità dei processi e nella capacità di trasformare idee e conoscenza in ambienti più evoluti, sostenibili e durevoli.
Alberto Scavolini
Alberto Scavolini, figlio di Elvino Scavolini, cofondatore con il fratello Valter di Scavolini S.p.A., è dal 2003 Amministratore Delegato di Ernestomeda S.p.A., azienda entrata a far parte del Gruppo Scavolini nel 1996. Nel Gruppo siede nel Consiglio di Amministrazione di Scavolini, dopo averne guidato la comunicazione tra il 1999 e il 2003.
Attivo nelle rappresentanze di categoria, è membro del Consiglio di Presidenza di Assarredo (FederlegnoArredo), di cui è stato Consigliere Incaricato del Gruppo Cucine, e ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione di FederlegnoArredo Eventi, la società che organizza il Salone del Mobile di Milano.
Conversazione con Alberto Scavolini
Quanto conta oggi la ricerca sui materiali nel design delle cucine?
«La cucina è il luogo della casa in cui tecnologia, architettura e relazioni umane dialogano più di ogni altro ambiente. Il nostro compito non è semplicemente progettare mobili, ma creare spazi capaci di migliorare la qualità della vita. In questo senso, la ricerca sui materiali è uno dei maggiori driver dell’innovazione. Oggi un materiale non definisce soltanto l’aspetto di una cucina, ma ne determina prestazioni, durata, qualità dell’esperienza e persino il modo in cui viene progettata. L’evoluzione della ceramica, ad esempio, ha aperto nuove possibilità per i piani di lavoro grazie alle sue caratteristiche di resistenza, igiene e sicurezza alimentare, portandoci a sviluppare soluzioni come Stone+, un materiale minerale esclusivo di Ernestomeda. Lo stesso approccio riguarda le superfici, dove abbiamo investito in finiture sempre più performanti e piacevoli al tatto, come Hi-Melamine e Zero-Gloss. Credo che il materiale sia oggi il punto d’incontro tra tecnologia e cultura del progetto: è lì che estetica, funzionalità e sostenibilità trovano un equilibrio concreto.»
Come si bilanciano industria e cultura del progetto nel Made in Italy?
«Non credo che esista un equilibrio da ricercare, perché sono due dimensioni che nel Made in Italy convivono naturalmente. La cultura del progetto dà senso all’industria, mentre la capacità industriale rende possibile trasformare un’idea in un prodotto di qualità.
In Ernestomeda abbiamo sempre unito una forte cultura del progetto a una solida capacità industriale. Nel corso degli anni abbiamo collaborato con protagonisti del design internazionale, da Giuseppe Bavuso, nostro Art Director, a Marc Sadler, Rodolfo Dordoni e Zaha Hadid, condividendo un approccio in cui creatività, innovazione e competenza tecnica dialogano costantemente.Allo stesso tempo possiamo contare sulla solidità del Gruppo Scavolini, di cui facciamo parte dal 1996, e su un patrimonio manifatturiero profondamente radicato nel nostro territorio. È proprio questo ecosistema di persone, imprese e competenze a rappresentare il valore più autentico del Made in Italy: una cultura del saper fare che continua a evolversi senza perdere la propria identità.»
In che modo la sostenibilità guida le vostre scelte produttive?
«Per noi la sostenibilità non rappresenta un obiettivo separato dal progetto: ne è parte integrante. Ogni scelta, dai materiali ai processi produttivi, viene valutata con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità del prodotto. Ma c’è un aspetto che considero fondamentale: la sostenibilità deve poter essere dimostrata. Per questo affianchiamo al nostro programma EMvironment certificazioni e verifiche indipendenti, adottiamo un Sistema di Gestione Ambientale certificato ISO 14001 e sviluppiamo i prodotti secondo metodologie di Eco Design basate sull’analisi del ciclo di vita, secondo le norme ISO 14040 e 14044. Credo che oggi la responsabilità di un’azienda si misuri soprattutto nella capacità di essere trasparente e di comunicare solo risultati concreti e verificabili.»
Qual è oggi la principale sfida per innovare il Made in Italy dell’arredo?
«La vera sfida è continuare a innovare senza perdere autenticità. Viviamo in un mercato globale dove competere sul prezzo è sempre più difficile; per questo il valore del Made in Italy deve essere raccontato attraverso ciò che lo rende unico: qualità progettuale, cultura manifatturiera, ricerca e responsabilità. È importante rendere sempre più trasparente l’origine dei prodotti e il valore della filiera, ma altrettanto fondamentale è investire nelle persone. Le competenze artigianali e industriali che hanno costruito il successo del design italiano non sono un patrimonio acquisito per sempre: vanno trasmesse alle nuove generazioni. Innovare significa anche questo, creare le condizioni perché il saper fare italiano continui a evolversi nel tempo. Perché il Made in Italy non è un’etichetta: è un modo di progettare, produrre e guardare al futuro.»

