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Storie di donne tra ‘500 e ‘600 rappresenta per Milano una straordinaria occasione per valorizzare e scoprire le pittrici italiane del XVI e XVII secolo. Sin dall’antichità l’arte ci ha abituato a presentare donne soprattutto nelle vesti di muse, ispiratrici, oggetto della rappresentazione. Eppure le donne sono state creatrici, nonostante la storia e la critica non di rado si siano disinteressata di loro, lasciandole sovente nell’ombra, oscurate dai più famosi colleghi maschi.

Sofonisba Anguissola_Partita a scacchi, 1555

Olio su tela, 70×94 cm_Poznań, Fondazione Raczyński presso Narodowe Museum di Poznań
The Raczyński Foundation at the National Museum in Poznań

Le Signore dell’Arte  attraverso 5 sezioni: “Le artiste del Vasari, Artiste in convento,Storie di famiglia, Le Accademiche, Artemisia Gentileschi “valente pittrice quanto mai altra femmina, presentanon solo la grandiosa abilità compositiva di queste pittrici, ma – tramite il racconto delle loro storie personali – guarda al ruolo da loro rivestito nella società del tempo, al successo raggiunto da alcune di esse presso le grandi corti internazionali, alla loro capacità di sapersi relazionare, distinguere e affermare trasformandosi in vere e proprie imprenditrici, e di sapersi confrontare con i loro ideali e diversi stili di vita. Nomi altisonanti ma non solo: la mostra, porta in evidenza una costellazione di giovani talentuose che, seppur con storie e percorsi differenti, fanno comprendere come il ruolo delle donne acquisito nel corso del XVI e XVII secolo non sia legato solo a singoli episodi sporadici o straordinari, ma è un fenomeno che abbraccia tutta l’Italia.

Ognuna delle loro storie è un racconto avvincente, che parla di viaggi attraverso l’Italia e l’Europa o di lunghe clausure, di percorsi interrotti precocemente o di vite quasi centenarie, di produzioni artistiche prolifiche o limitate, di comportamenti trasgressivi o condotte morigerate.
Autoritratti volitivi come segno della consapevolezza del loro ruolo di artiste, ritratti di intensa penetrazione psicologica, eroine dell’antichità come esempi di ribellione e forza d’animo, figure storiche mitologiche e allegoriche, composizioni naturalistiche o simboliche di fiori frutti e animali, scene religiose e mistiche che riflettono il complesso dibattito del tempo: ogni soggetto è accuratamente indagato dall’occhio attento delle artiste.

I misteri della psiche, le virtù femminili, l’eroismo intimo e quotidiano, ma anche il pathos del tradimento, dell’inganno, del pentimento: tutti i sentimenti sono svelati attraverso una poetica pittorica intensa e partecipata. Questo mondo complesso affascinante e misterioso viene presentato per la prima volta in Italia, in una ricognizione ricca di scoperte e di nuove prospettive.

Elisabetta Sirani

Porzia che si ferisce alla coscia, 1664 Olio su tela, 101×138 cm
Bologna, Collezione d’arte e di storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

La prima donna-artista che segna un momento di rottura, rispetto al passato e anche a certi pregiudizi di genere, fu Artemisia Gentileschi, a cui Palazzo Reale ha dedicato una mostra eccezionale nel 2011. Di scuola caravaggesca, nata a Roma nel 1593, conosciuta come la più grande “pittora” del Seicento, è figura emblematica, discussa, prima donna a essere ammessa alla Accademia di Arte del disegno a Firenze. La sua biografia tumultuosa, peculiarità di molte menti geniali, con la nota vicenda dello stupro e del processo, è un atto di ribellione, di coraggio, un manifesto di emancipazione diventato un simbolo del femminismo, della lotta contro i soprusi e le prevaricazioni di genere anche per le generazioni successive. Rispetto al suo tempo, Artemisia Gentileschi è artista e donna precorritrice, ma non è stata di certo l’unica a lasciare il segno

Nel percorso espositivo trovano spazio anche altre celebri pittrici italiane, come Sofonisba Anguissola, pittrice lombarda apprezzata da Van Dyck, Lavinia Fontana, Fede Galizia, Marietta Robusti, detta “la Tintoretta”. Nelle oltre 130 opere passate in rassegna, emerge la grandezza artistica di queste esponenti a lungo finite nell’oblio, ma anche la problematicità di un momento storico non favorevole alla professione e al riconoscimento della condizione femminile.

Le storie di queste donne offrono una lettura che rompe gli stereotipi e mette in discussione i modelli di comportamento. Sono donne che hanno sfidato i pregiudizi, destrutturato i cliché che aleggiano intorno all’universo femminile, trovando nella pittura il loro mezzo di espressione.

Sotto la curatela di Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié, le opere selezionate per la mostra provengono da ben 67 prestatori diversi, tra cui – a livello nazionale – le gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca di Brera, Castello Sforzesco, Galleria nazionale dell’Umbria, la Galleria Borghese, i Musei Reali di Torino e la Pinacoteca nazionale di Bologna e – dall’estero – il Musée des Beaux Arts di Marsiglia e il Muzeum Narodowe di Poznan (Polonia).