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L’evoluzione della residenza principale tra stabilità e adattabilità

Nicola De Martino è fondatore, Managing Partner e principale azionista di Redbrick Investment Group, società indipendente attiva negli investimenti, nello sviluppo e nell’asset management immobiliare. Laureato con lode in Ingegneria Civile presso l’Università La Sapienza di Roma, ha iniziato la propria carriera in Booz Allen Hamilton, per poi conseguire un MBA alla Columbia Business School di New York. Ha ricoperto ruoli di responsabilità in American Continental Properties con base a New York e successivamente in Sator Immobiliare SGR (oggi Blue SGR). Dal 2011 guida Redbrick, promuovendo progetti di rigenerazione urbana e sviluppando partnership con primari investitori istituzionali internazionali.

L’osservatorio urbano

Con interventi di primo piano nel tessuto milanese come Syre, Princype, Palazzo Bertoni e tanti altri, Redbrick Investment Group osserva da vicino l’evoluzione della residenza contemporanea. La loro prospettiva mostra come l’architettura stia diventando un catalizzatore capace di integrare servizi esclusivi, benessere quotidiano e visione immobiliare di lungo periodo.

In che modo i nuovi progetti residenziali rispondono all’evoluzione delle esigenze familiari?

L’evoluzione delle esigenze familiari resta uno dei principali motori del mercato immobiliare. Una giovane coppia acquista spesso un trilocale pensando già a un futuro figlio, ma quando la famiglia cambia cambiano anche le necessità. L’appartamento, per sua natura, rimane un bene relativamente rigido.

Le amenities, però, aiutano a compensare questa rigidità. Poiché le case sono sempre più compatte, gli spazi comuni consentono di estendere la qualità dell’abitare oltre i confini dell’appartamento. Penso, ad esempio, agli spazi di co-working: chi lavora da casa può rinunciare a uno studio privato sapendo di avere un ambiente dedicato all’interno del building. È un modo nuovo di vivere gli spazi, che amplia le possibilità della casa senza aumentarne necessariamente la superficie.

E quindi quanto conta oggi creare un’esperienza abitativa che vada oltre il singolo appartamento?

Tantissimo. Oggi chi acquista una casa non compra soltanto un appartamento, ma sceglie un’esperienza abitativa e un contesto nel quale riconoscersi. Noi progettiamo residenze pensate per il single, per la coppia e per le famiglie, dal monolocale agli appartamenti di grandi dimensioni, cercando di costruire un’identità comune che permetta agli abitanti di sentirsi parte di uno stesso progetto. Un esempio è il nuovo sviluppo che stiamo realizzando a Roma Nord, dove il concetto di community sarà molto forte: un grande parco, un percorso running, piscina, palestra, spazi di co-working. L’obiettivo è creare un’esperienza di lifestyle e benessere che accompagni la vita quotidiana.

 Quindi puntare sul senso di community è una vostra priorità…

Certo, dopo il Covid è cambiato il modo di vivere la casa e gli spazi comuni. Sapere di poter trovare, all’interno del proprio edificio, tutto ciò che serve per la quotidianità genera un forte senso di appartenenza. Non significa soltanto avere dei servizi in più, ma sentirsi parte di una comunità. In città come Milano questo aspetto contribuisce anche a ridurre quella sensazione di isolamento tipica della vita metropolitana.

Quali sono oggi le amenities più richieste, soprattutto in una città come Milano?

Le più apprezzate sono sicuramente la palestra, gli spazi di co-working, un rooftop o un roof garden prenotabile dai residenti anche per eventi privati, aree dedicate al delivery dei pacchi e postazioni per la ricarica di biciclette e scooter elettrici. Sono tutti servizi che aumentano l’attrattività dell’immobile e migliorano concretamente la qualità della vita.

In generale amenities e servizi sono ancora un plus o sono diventati parte integrante del valore di una residenza contemporanea?

Bisogna fare una distinzione: se ci troviamo in una location prime, come Via Monte Napoleone a Milano o Piazza di Spagna a Roma, il valore dell’immobile è determinato principalmente dalla posizione; quando invece si parla di aree intermedie, le amenities diventano un elemento fondamentale per aumentare la desiderabilità e, di conseguenza, il valore della residenza. In alcuni mercati, soprattutto a Milano, non rappresentano più un semplice valore aggiunto: sono diventate un requisito. La loro assenza rischia addirittura di penalizzare il progetto. In città come Roma, invece, dove questa cultura è meno consolidata, continuano a essere un importante fattore di valorizzazione, soprattutto nelle zone non di primissima fascia.

 Ci racconta il progetto Syre e, in particolare, dove risiede il suo valore immobiliare?

Syre è un progetto di rigenerazione urbana e residenziale nato nel quartiere San Siro a Milano per trasformare un’area precedentemente abbandonata in un nuovo modello abitativo di qualità. Il complesso, firmato per architettura e interni dallo Studio Marco Piva, si compone di due edifici – una torre e due volumi più bassi – per un totale di circa 260 appartamenti – tra residenze per la vendita e altre per la locazione a canone concordato con il Comune di Milano – con ampi terrazzi e logge. In un quartiere dalle anime diverse come San Siro, Syre punta a valorizzare il contesto attraverso un’offerta residenziale di livello superiore, costruita non solo sulla qualità delle abitazioni ma sull’intero sistema di servizi e spazi comuni: parco interno, concierge, palestra, coworking e parcheggi collegati al building. È questa integrazione tra casa, servizi e lifestyle a rappresentare oggi il vero valore immobiliare del progetto.