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Il film prossimamente sul piccolo e grande schermo, del regista Andrew Dominik, recupera zone d’ombra di un personaggio iconico, regalandoci, con una superlativa Ana de Armas, una Marilyn Monroe inedita.

Ci sono sempre due lati di una storia

Marilyn Monroe

Come la maggior parte degli autori di libri e di cinema su Marilyn Monroe, nessuno ha accesso ai documenti secretati, ma tutti sono divorati, da una strana passione professionale nell’indagare i lati in ombra della sua vita intima.

Lei è una celebre diva del cinema in cerca di un vero affetto, finita in orfanotrofio perché la madre fu internata in un ospedale psichiatrico. Una diva traumatizzata dal senso dell’abbandono, che chiamava “daddy”, ogni uomo che incontrava, la donna che doveva chiedere approvazione tale da farla scivolare sul lettino di psicoanalisti, tra cui Anna Freud.

Red Carpet, Brad Pitt | ph: G.Zucchiatti
Red Carpet, Ana De Armas | ph: G.Zucchiatti

E questo che avviene in “Blonde” scritto e diretto da Andrew Dominik, scrittore e regista neozelandese, che ritorna alla Biennale di Venezia dopo aver presentato nel 2007 “The Assassination of Jesse James by The Cowar Robert Redford”, che aveva valso a Brad Pitt di aggiudicarsi la Coppa Volpi, e ritornare a Venezia nel 2016 con “One More Time With Feeling”.

I 165 minuti del film sono adattati dal romanzo di Joyce Carol Oates (edito dalla Nave di Teseo), nota intellettuale americana, scrittrice e poetessa, con una sua particolare tecnica di scrittura, quella di recuperare zone d’ombra di un personaggio, con strumenti di indagine poliziesca.

Tutto sommato un film godibile, grazie anche alla interpretazione della attrice cubana Ana de Armas, che ha mostrato un impegno instancabile nei 47 giorni di ripresa: alzandosi presto per sottoporsi a quasi tre di trucco e parrucco, prima del ciak di ogni scena. Per non parlare dello sforzo per nascondere il suo accento cubano, dialogando con il regista attraverso lo studio di ogni fotografia o immagine esistenti di Marilyn, cercando di interpretare il suo lato umano, ma anche quello invisibile.

La sua professionalità e l’interpretazione ha impressionato molto il regista che ha affermato “Sono stato molto fortunato ad avere avuto sul set Ana, perché è in grado di fare qualunque cosa. Coglieva l’essenza della figura di Marylin, in un attimo, dimostrando una sensibilità a fior di pelle comprendendo ogni mia richiesta sul set.

Red Carpet, BLONDE- Film Delegation - La Biennale di Venezia | ph: G.Zucchiatti

Una pellicola che diventa un omaggio ad una storia struggente, a quel sentimento verso un’attrice che ad oggi è unica, nella storia dell’effimero e dorato mondo dello star system.

Parlare di critica è molto difficile, ma Blonde, che arriverà su Netflix il prossimo 28 settembre, vietato ai 17 anni per scene di nudo, è un racconto quasi metaforico e onirico, che nel complesso risulta piacevole, grazie ad Ana de Armas, che non soltanto assomiglia fisicamente a Marylin Monroe, ma convince tutti, anche i più scettici, alimentando un possibile premio.

Come del resto non si può escludere una citazione per Brad Pitt, qui in veste di produttore, che con la sua comparsa di ieri al Lido, rigorosamente in silenzio stampa per non oscurare la pellicola, conferma la solida amicizia con il regista “è il mio migliore amico, sono fortunato,” ha dichiarato Dominik “è stato molto vicino al film, senza di lui non si sarebbe mai fatto“.

di Alberto Corrado