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Gabel, eccellenza tessile italiana e architettura industriale

Nel cuore del distretto tessile comasco, tra i filati e le trame che da decenni caratterizzano il Made in Italy, sorge uno stabilimento unico nel suo genere: quello del Gruppo Gabel a Rovellasca, progettato negli anni ’70 dallo studio di Vittorio Gregotti, architetto, urbanista e teorico dell’architettura italiana del Novecento. Qui l’arte della produzione tessile si fonde con l’eleganza e la funzionalità architettonica, dando vita a un esempio raro di architettura industriale che sa raccontare estetica, innovazione e sostenibilità.

Fondata nel 1957, Gabel è oggi un gruppo industriale leader nel settore della biancheria per la casa, capace di coniugare tradizione e modernità. La manifattura, ancora a conduzione familiare, ha scelto di mantenere l’intera produzione in Italia, controllando direttamente ogni fase della filiera: dalla tessitura alla stampa e tintoria, fino alla nobilitazione dei tessuti. Lo stabilimento di Rovellasca non è solo un luogo produttivo, ma un vero e proprio laboratorio di design industriale, dove l’architettura diventa strumento di lavoro e simbolo di identità aziendale.

Lo stabilimento di Rovellasca rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura industriale italiana del dopoguerra. Vittorio Gregotti, architetto di fama internazionale, era noto per la sua capacità di combinare rigore geometrico e sensibilità contestuale: nei suoi progetti, la funzionalità industriale non si limita alla mera operatività, ma diventa forma estetica, dialogando con il paesaggio e la comunità circostante.

Lo stabilimento di Rovellasca si distingue per una volumetria chiara e lineare, scandita da una successione di moduli regolari e da ampie superfici vetrate che permettono alla luce naturale di penetrare in profondità negli spazi produttivi. Le linee rigorose e le proporzioni equilibrate degli edifici creano un senso di ordine e armonia, elementi spesso sottovalutati nell’architettura industriale, ma centrali nella visione di Gregotti. Le strutture metalliche e i pilastri a vista conferiscono al complesso un carattere di trasparenza e leggerezza, senza rinunciare alla solidità necessaria per ospitare macchinari complessi e processi produttivi sofisticati.

L’intento di Vittorio Gregotti era chiaro: creare uno spazio che non fosse soltanto funzionale, ma che stimolasse creatività e attenzione per la qualità. Le aree operative dello stabilimento sono organizzate in modo da favorire un flusso produttivo logico ed efficiente, riducendo gli spostamenti e migliorando la collaborazione tra i reparti. La distribuzione degli spazi, studiata nei minimi dettagli, permette ai processi di tessitura, stampa e tintoria di integrarsi armoniosamente, senza rinunciare alla comodità e alla sicurezza dei lavoratori. La luce naturale, protagonista assoluta degli ambienti, non solo riduce il consumo energetico, ma contribuisce al benessere delle persone che ogni giorno operano nello stabilimento. Gregotti comprendeva l’importanza di progettare edifici in cui l’architettura fosse al servizio dell’uomo: non è un caso se lo stabilimento di Rovellasca, pur essendo concepito per esigenze industriali, trasmette un senso di calma e ordine, rarefatto e al tempo stesso funzionale.

Oggi, lo stabilimento di Rovellasca non è solo un capolavoro architettonico, ma anche un modello di sostenibilità industriale. Il Gruppo Gabel ha scelto un approccio verticale alla produzione, controllando ogni fase della filiera all’interno dei propri stabilimenti italiani. L’approvvigionamento di materie prime certificate biologiche, l’uso di energia verde, il riciclo delle acque e il packaging plastic free nelle linee di fascia alta rappresentano un esempio concreto di produzione tessile responsabile.
L’azienda detiene l’importante certificazione STeP by OEKO-TEX®, riservata agli stabilimenti tessili che rispettano standard avanzati di sostenibilità ambientale. Si tratta di un riconoscimento che conferma la capacità del Gruppo Gabel di coniugare eccellenza produttiva e attenzione per l’ambiente, preservando al contempo l’heritage della tradizione tessile comasca.

Gabel non produce solo tessuti, ma racconta una storia di creatività e stile italiano. I marchi del gruppo – Gabel1957, Somma1867, Vallesusa e Pretti – offrono collezioni che spaziano dalla biancheria da letto, alla tavola, fino alle coperte in lana e agli articoli in spugna, tutte realizzate negli stabilimenti italiani con materie prime selezionate. La qualità del prodotto finale, in grado di soddisfare i consumatori più esigenti, è strettamente legata all’attenzione con cui ogni fase produttiva viene monitorata all’interno dello stabilimento di Rovellasca.

L’architettura, in questo contesto, non è un semplice contenitore: è parte integrante dell’identità del marchio. Le linee eleganti, la gestione ottimale della luce e degli spazi e l’attenzione per i dettagli richiamano il rigore e la cura che contraddistinguono ogni prodotto Gabel. L’edificio diventa così un trait d’union tra estetica e industria, tra arte e manifattura, sottolineando il legame tra design architettonico e design tessile.

 

Non si può parlare dello stabilimento di Rovellasca senza menzionare le persone che vi lavorano. Il Gruppo Gabel considera il capitale umano come una risorsa fondamentale, valorizzando talenti e competenze e creando un forte senso di appartenenza ai valori aziendali. Gli ambienti progettati da Gregotti favoriscono la collaborazione e la creatività, elementi indispensabili in un contesto produttivo che mira all’eccellenza. Il Codice Etico dell’azienda, adottato nel 2019, sintetizza i principi che guidano ogni attività del gruppo: rispetto delle leggi, attenzione all’ambiente, cura del benessere dei collaboratori e promozione di un approccio responsabile alla produzione industriale. La progettazione architettonica, la filosofia aziendale e l’attenzione alla sostenibilità concorrono così a creare uno stabilimento che è al contempo luogo di lavoro, simbolo di identità e vetrina di stile italiano.