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MAUTO, dalla strada all’arte

Non soltanto un’auto, ma un pezzo di storia, un oggetto di design, un simbolo di libertà.
E, da sempre, anche una potente macchina dell’immaginario.
 A Torino l’automobile torna a essere protagonista, ma questa volta fuori dai consueti confini della storia industriale e del collezionismo. Il MAUTO -Museo Nazionale dell’Automobile – la mette infatti in dialogo con la fotografia, la Pop Art e l’arte contemporanea, per raccontare come le quattro ruote abbiano cambiato non solo il modo di muoversi, ma anche quello di guardare il mondo.

È questa la sfida della nuova stagione espositiva del museo torinese che dal 28 ottobre 2026 inaugura tre progetti diversi per linguaggi e approcci, ma accomunati da una stessa domanda: cosa succede quando l’automobile smette di essere soltanto un oggetto e diventa un’immagine, un’icona, un dispositivo capace di trasformare la realtà?

Fondato nel 1933 da Carlo Biscaretti di Ruffia, il MAUTO custodisce oltre 200 vetture di circa 80 marche, dalle carrozze a vapore di fine Ottocento alle automobili che hanno fatto la storia del design, delle competizioni e della ricerca tecnologica. Un patrimonio che il museo racconta attraverso un percorso in cui la storia dell’automobile si intreccia con quella della società, affiancato dal Centro di Documentazione e dal Centro di Conservazione e Restauro. È proprio da questa vocazione interdisciplinare che prende forma il nuovo programma.

Gerald Laing, Reprise of Lotus I, 2006 – © The Estate of Gerald Laing.

Il progetto principale è “Serie Limitata. Paesaggi mobili in fotografia”, a cura di Lorenza Bravetta e Philippe Séclier, visitabile fino all’11 aprile 2027. Quaranta artisti, da Eugène Atget alle più recenti sperimentazioni della post-fotografia, affrontano il rapporto tra automobile, paesaggio e sguardo attraverso fotografie, video e sculture.
Il punto di partenza è apparentemente semplice: l’automobile non ha soltanto attraversato il paesaggio, lo ha trasformato. Ha ridisegnato le città, accorciato le distanze, modificato la percezione dello spazio e imposto nuovi ritmi allo sguardo. La serialità evocata dal titolo diventa così una chiave di lettura: ripetere, frammentare, accumulare, isolare un dettaglio significa osservare la macchina non solo come protagonista, ma come strumento attraverso il quale la realtà viene percepita e reinterpretata. A fare da contrappunto alle opere sarà una selezione di supercar prodotte in serie limitata dagli anni Ottanta ai primi anni Duemila. Automobili nate dalla produzione industriale che, proprio grazie alla loro rarità, si trasformano in oggetti esclusivi, quasi sculture. Un cortocircuito che mette in discussione il confine tra prodotto, design e opera d’arte.

Nella Project Room, invece, entra in scena la velocità. “Gerald Laing. Full Speed”, curata da Elena Geuna e aperta fino al 7 marzo 2027, è la prima mostra monografica italiana dedicata all’artista britannico Gerald Laing (1936-2011), protagonista della scena pop inglese e newyorkese degli anni Sessanta. Dragster, piloti e automobili da corsa irrompono nelle sue opere attraverso colori accesi, campiture nette e inquadrature dal ritmo quasi cinematografico. Accanto a Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Robert Indiana, Laing ha fatto della cultura della velocità uno dei soggetti privilegiati della sua ricerca, raccontando un universo nel quale tecnologia, consumo, spettacolo e desiderio finiscono per fondersi. L’automobile diventa così una delle immagini più immediate della società contemporanea: veloce, seducente, spettacolare.

Gerald Laing, Lincoln Convertible, 1964 – © The Estate of Gerald Laing.

A completare la stagione è “Convergenze 2026”, curata da Lorenza Bravetta e Giacinto Di Pietrantonio. Qui il confronto tra automobile e arte esce dalle sale delle mostre temporanee e invade il percorso permanente del MAUTO. Le opere contemporanee vengono accostate alle vetture della collezione, creando cortocircuiti visivi e nuove possibilità di lettura. Grazie alla collaborazione con il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, una selezione di opere entra in relazione con il tema del paesaggio, mentre nuove commissioni site-specific di Alain Bublex, Erik Kessels e Francesco Jodice si aggiungono ai lavori già realizzati per il museo da Cristian Chironi, Robert Kuśmirowski e Paul Etienne Lincoln. L’obiettivo non è aggiungere semplicemente opere d’arte alla collezione, ma riattivarla. Automobili, architetture e opere diventano così parti di una narrazione mobile, nella quale il significato cambia a seconda degli accostamenti e dello sguardo di chi osserva.

Erik Kessels, Unfinished Father, 2015. © Erik Kessels. Courtesy the artist.
Jean-Christian Bourcart, Carnets new-yorkais – In the Car, People in Car Il, 1998 – 2005. © Jean-Christian Bourcart. Courtesy the artist and Musée Nicéphore Niépce – Ville de Chalon-sur-Saône.

Ed è forse proprio qui che il nuovo percorso del MAUTO trova la sua chiave più interessante. Perché l’automobile non racconta soltanto il tempo in cui è stata costruita: racconta il modo in cui quel tempo ha immaginato il futuro. Dalla velocità alla serialità, dal design alla cultura pop, dalle strade fotografate alle opere contemporanee, la macchina diventa il filo conduttore di una storia che parla di tecnologia, desiderio, paesaggio e trasformazione.
Non più soltanto un mezzo per attraversare il mondo, dunque, ma uno dei modi con cui abbiamo imparato a guardarlo.