Ci sono luoghi in cui il viaggio comincia ancora prima di arrivare in camera. Può essere la vista di uno skyline che si accende sull’acqua, il silenzio di un giardino tropicale, il lento scorrere di un fiume oltre una vetrata. È in questa dimensione, fatta di architettura, paesaggio e dettagli, che prende forma ogni anno la classifica dei World’s 50 Best Hotels, una geografia del lusso contemporaneo che nel 2026 porta ancora una volta in cima al mondo il Rosewood Hong Kong, confermandolo per il secondo anno consecutivo come miglior hotel del mondo.
Affacciato sul Victoria Harbour, nel cuore di Tsim Sha Tsui, l’hotel disegnato dal taiwanese Tony Chi vive il ritmo della città ma sceglie di guardarla da fuori, come uno spettatore silenzioso. Sessantacinque piani racchiudono oltre 400 camere e suite, ristoranti, bar, una piscina e Asaya, il centro dedicato al benessere. Ma sono soprattutto le finestre, gli scorci e la luce a raccontare Hong Kong: qui la metropoli non fa semplicemente da sfondo, entra nelle stanze e diventa parte dell’esperienza. Gli interni, raffinati senza essere ostentati, mescolano materiali preziosi, arte e riferimenti alla cultura locale. Un indirizzo verticale e cosmopolita che interpreta il lusso come immersione totale nel luogo.
Al secondo posto della classifica c’è il Capella Bangkok, che sale dal terzo posto dell’edizione precedente e si conferma tra i grandi protagonisti dell’ospitalità asiatica. Sempre lungo il Chao Phraya, ma con un carattere più intimo, questo hotel sceglie una strada diversa. Il progetto raccoglie 101 camere, suite e ville, con grandi vetrate rivolte verso l’acqua e spazi pensati per la privacy. Alcune delle sistemazioni più esclusive dispongono di terrazze private e piscine, mentre il design privilegia materiali naturali, linee pulite e una palette discreta. È un luogo in cui il lusso non si misura nella grandiosità, ma nella possibilità di avere spazio, tempo e silenzio anche nel cuore di una delle città più vivaci dell’Asia.
Sul terzo gradino del podio troviamo invece il Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River, che scende di una posizione rispetto al 2025. Affacciato direttamente sul Chao Phraya, nel cuore di una Bangkok in cui la dimensione storica e quella più contemporanea convivono, l’hotel ha l’atmosfera di un resort urbano: l’architettura si apre su corti verdi e specchi d’acqua, le camere e le suite sono ampie e luminose, mentre piscine, spa e ristoranti costruiscono un universo in cui è facile dimenticare, almeno per qualche ora, il ritmo della metropoli. Il fiume diventa così una presenza costante, quasi una quinta architettonica.
Al quarto posto entra Atlantis The Royal, a Dubai, un indirizzo spettacolare affacciato sul Golfo Persico e sullo skyline della città. Il resort, progettato come una sequenza di volumi architettonici sovrapposti, conta 795 camere, suite e signature penthouse, molte con terrazze e piscine private, e si distingue per un’offerta che riunisce ristorazione d’autore, spa, piscine e accesso diretto alla spiaggia. Un’interpretazione del lusso più scenografica rispetto ai primi tre classificati, che trova nella dimensione spettacolare e nell’ampiezza dell’esperienza la propria cifra.
Al quinto posto, e primo tra gli hotel europei, arriva l’Italia con il Passalacqua, sulle sponde occidentali del Lago di Como. A Moltrasio, poco distante da Como, la villa settecentesca si affaccia sull’acqua da una posizione privilegiata, circondata da sette acri di giardini terrazzati che scendono dolcemente verso il lago. Un luogo che ha mantenuto negli anni il carattere di una grande residenza privata e che oggi accoglie i suoi ospiti con la stessa intimità di una casa aristocratica. Sono appena 24 le camere e suite, distribuite tra la Villa, il Palazz e la Casa al Lago, tutte diverse e caratterizzate da affreschi, stucchi, lampadari in vetro di Murano, mobili d’epoca e tessuti preziosi. Il giardino, con fontane, pergolati e angoli appartati, arriva fino all’acqua e al molo privato, mentre piscina, ristorazione, spa e spazi dedicati al benessere completano l’esperienza senza alterare la quiete della dimora. La storia della villa, che risale al XVIII secolo e ha ospitato nel tempo figure come Napoleone Bonaparte e Winston Churchill, resta così parte integrante del soggiorno. È anche questa atmosfera sospesa, più vicina a quella di una casa privata che a un grande hotel, ad averle fatto conquistare anche il titolo di Best Hotel in Europe e Best Boutique Hotel.
E Passalacqua è solo l’inizio della presenza italiana nella classifica. Sono sei in tutto gli indirizzi del nostro Paese nella top 50, a conferma di una scena dell’ospitalità capace di muoversi tra storia, design e paesaggio. Al 12° posto, il Four Seasons Hotel Firenze porta il soggiorno nel cuore di Palazzo della Gherardesca, tra ambienti storici e il grande giardino privato; al 18° entra per la prima volta Casa Maria Luigia, la dimora di campagna modenese creata da Massimo Bottura e dalla curatrice d’arte e imprenditrice culturale Lara Gilmore, che con le sue sole 12 camere interpreta un’idea raccolta e personale di ospitalità.
Più avanti, al 32° posto, il Bvlgari Hotel Roma porta nel cuore della capitale il linguaggio della maison, tra materiali preziosi, artigianato italiano e un’architettura che dialoga con la storia romana. Al 39° arriva invece Portrait Milano, nuova entrata della classifica, ospitato nell’ex Seminario Arcivescovile nel Quadrilatero della Moda: un progetto che mette in relazione il recupero di un luogo storico con il design e la dimensione contemporanea della città.
Per concludere, il San Domenico Palace di Taormina, un Four Season Hotel, al 50° posto, è ospitato in un antico convento affacciato sul Mediterraneo dove la storia dell’edificio incontra il paesaggio siciliano.
Dalle geometrie verticali di Hong Kong alla spettacolarità di Dubai, passando per i giardini di Bangkok e la quiete di una villa sul Lago di Como, la classifica 2026 racconta così un lusso che non ha una forma sola. Cambiano le architetture, i paesaggi e le atmosfere, ma resta la capacità di trasformare un soggiorno in qualcosa che va oltre la semplice ospitalità: un modo, anche temporaneo, di abitare un luogo esprimendo sé stessi.

