A Taormina, il San Domenico Palace non è semplicemente un hotel di lusso. È un luogo in cui la storia continua ad abitare il presente. Un antico convento domenicano del XIV secolo trasformato, alla fine dell’Ottocento, in uno dei grand hotel più celebri d’Europa e oggi tornato a essere un’icona dell’ospitalità internazionale sotto l’insegna Four Seasons.
Dalla sua posizione privilegiata, nella parte alta della città, lo sguardo abbraccia il Mar Ionio e raggiunge l’Etna. Ma è entrando nel complesso che si comprende davvero l’identità del San Domenico: il chiostro, gli affreschi, i giardini e le architetture dell’antico monastero convivono con camere, suite e spazi contemporanei. È nel dialogo tra epoche diverse che il palazzo trova ancora oggi la propria forza.
La storia comincia nel 1374, quando l’ordine domenicano fonda qui un convento. Nei decenni successivi il complesso si amplia anche grazie alla generosità del barone Damiano Rosso d’Altavilla, che nel Quattrocento destina la propria residenza alla comunità religiosa, contribuendo a definire il nucleo storico dell’edificio.
Per oltre quattro secoli il convento rimane un luogo appartato, scandito dalla vita della comunità domenicana. Tra chiesa, celle, chiostro e giardini, il numero dei frati non supera mai le quaranta unità. Poi, nell’Ottocento, qualcosa cambia.

Taormina entra progressivamente nelle rotte del Grand Tour e dei viaggiatori europei. Il paesaggio, il clima e la posizione spettacolare tra il vulcano e il mare iniziano ad attirare aristocratici, artisti e intellettuali. Nel 1866, con la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni ecclesiastici da parte dello Stato italiano, il convento cambia proprietà. A rilevarlo è il principe Francesco Cerami, che ne intuisce il potenziale e quello, ancora più grande, di una Taormina destinata a diventare una delle mete più ambite del Mediterraneo.
Nel 1896 Cerami fa costruire una nuova ala in stile Liberty e trasforma l’antico convento in un grand hotel. È il passaggio decisivo: da luogo di clausura a destinazione internazionale, proprio mentre Taormina vive la propria consacrazione sulla scena europea.
Il San Domenico diventa così parte della nuova geografia del viaggio. Nei suoi ambienti passano scrittori, artisti e protagonisti della cultura internazionale. Oscar Wilde, D.H. Lawrence, Thomas Mann, Truman Capote e John Steinbeck sono tra gli ospiti che soggiornano a Taormina e trovano nella Sicilia un paesaggio capace di diventare anche materia narrativa e fonte d’ispirazione.
Il Novecento porta con sé tanto il glamour quanto le pagine più drammatiche della storia europea. Durante la Seconda guerra mondiale il complesso viene utilizzato come quartier generale tedesco e, nel 1943, subisce i bombardamenti alleati. La chiesa viene gravemente danneggiata e successivamente ricostruita, recuperando gli elementi originari.
La riapertura, nel 1946, coincide con una nuova stagione. È quella della Dolce Vita, quando Taormina diventa una delle capitali mediterranee del jet set internazionale. Al San Domenico arrivano Greta Garbo, Ingrid Bergman, Audrey Hepburn, Sophia Loren, Elizabeth Taylor e Richard Burton. Più avanti saranno ospiti anche Woody Allen e Diane Keaton.
Le terrazze, i giardini e gli spazi storici dell’hotel diventano così qualcosa di più di una scenografia per i suoi ospiti: entrano nell’immaginario collettivo e in quello cinematografico, consolidando il San Domenico come una delle grandi icone dell’ospitalità italiana.
Una storia che conosce una nuova svolta nel 2021, quando, dopo un importante intervento di ristrutturazione, il San Domenico Palace riapre sotto l’insegna Four Seasons. L’identità storica rimane il punto di partenza, mentre camere e suite, ristoranti, giardini e la piscina a sfioro introducono una dimensione contemporanea, senza interrompere il rapporto con il luogo.
Poi arriva The White Lotus. La seconda stagione della serie HBO, ambientata in Sicilia, sceglie Taormina e il San Domenico Palace come uno dei suoi principali scenari. Ancora una volta, l’hotel torna al centro della scena internazionale, questa volta attraverso una delle serie televisive più riconoscibili degli ultimi anni.
È forse questa la cifra più autentica del San Domenico Palace: la capacità di cambiare pelle senza perdere la propria identità. Sei secoli dopo la fondazione del convento, il luogo continua a mettere in dialogo passato e presente, memoria e contemporaneità.
E tutto accade sullo stesso palcoscenico: un antico chiostro, un giardino affacciato sullo Ionio e, all’orizzonte, l’Etna.

