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Per alcune Maison le muse esistono ancora. DAD segna il nuovo e moderno corso di un brand leggendario.

Se lo spirito dei tempi, fino a qualche anno fa veniva offerto dal cambiamento veloce di un guardaroba, oggi per capire cosa sta mutando nel mondo della moda bisogna guardare le donne come si vestono in ogni lato del globo.

Come a dire, che con l’eccesso di creazioni da ogni singola Maison, le clienti si conquistano grazie ad una dimensione emotiva ed edonistica e alla loro appartenenza a determinati mood-social-intellettuali.

Un’apparente contromossa in realtà molto vicina a quella che pensò Yves Saint Laurent negli anni ’60, ai tempi delle sue collezioni prêt-à-porter, quando chiese alle sue amiche e muse Loulou de La Falaise e Betty Catroux che cosa piaceva di quella cultura radicale esistenziale, di allora.

Oggi Anna e Daniele D’Agostino della Maison DAD non sono da meno, con la sola differenza, che loro uniti dal vincolo familiare, pensano in termini planetari, e più che all’Estero, scovano le loro muse in Italia, più precisamente a Milano, dove tutto è partito, e dove vivono e lavorano.

La metropoli milanese però è “un osservatorio della cultura popolare” fin quando il papà Dario vendeva pelli, per poi essere trasformata dai figli, che la mutarono una Maison con artigiani specializzati e maestri sofisticati.

Una intuizione vincente, dove confluirono suggestioni da parte di Anna, l’anima creativa e sperimentale, e Daniele, lo spirito commerciale, vestendo con visoni, cincillà, zibellini le ricche e giovanissime donne che frequentavano Hotel de La Poste a Cortina o l’incantevole villaggio montano di Gstaad, o per l’atteso 7 dicembre tappa obbligatoria per ogni milanese e social rich a caccia del regalo perfetto.

E se per loro “la moda di oggi è cambiata solo nelle linee di un prodotto acquietato, ma sempre di grande qualità e di ricerca artigiana, fatta ancora dai maestri” le loro collezioni possono ancora contare su un casting di donne eleganti e giovanissime che amano capi di pelliccia lavorate sull’organza, che sono un vero cult per la leggerezza della costruzione e dei vari abbinamenti che si possono realizzare con il proprio guardaroba.

Si tratta ancora di vanità o di bellezza tradizionale che viene analizzata e messa in discussione, invertita e sovvertita, in un intenzionale atto di straniamento, come era stato con le collaborazioni agli inizi del Duemila dove la pelliccia diventava un patchwork di pelli e nappe disegnate a mano, o un abbinamento con il cachemire.

Credits Ph. Riki Marcuzzo

Le nuove collezioni sono bussole estetiche per orientarsi nel mutamento estetico e culturale” dichiara Anna D’AgostinoScandagliare il presente mantenendo un processo creativo profondamente individuale. Questo è il fil rouge che da gli esordi permea il percorso del nostro lavoro”.

Il loro sguardo estetico e commerciale comprende e supera non solo i tempi ed epoche diverse, ma anche concetti, giudizi e pregiudizi da cui il design della moda è afflitto.

Anna e Daniele D'Agostino

Noi ci rimettiamo sempre in gioco, ogni volta” afferma Daniele D’Agostinogiusto/ sbagliato, chic /cheap, bello/ brutto diventa pratica espressiva del nostro valore che permette all’esistente di rivelarsi con l’attrazione aggressiva e seducente del nuovo”.

Questo metodo non può riverberarsi in ogni elemento di un guardaroba di una donna contemporanea. E nella dialettica tra forma e funzione, la ricerca di DAD trova la conciliazione tra significato e utilizzo pratico.

 

Di Alberto Corrado