Una storia toccante sul tempo che passa, il nostro e quello degli altri. Il romanzo “Quando le gru volano al Sud” di Lisa Ridzen, edito da Neri Pozza, è una meditazione potente sulla vita e la morte.
“I pensieri cominciano ad assillarmi appena emergo dal sonno e apro gli occhi…”
Lisa Ridzen “Quando le gru volano a Sud”
Ai luoghi da cui proveniamo si dice che siamo legati da un rapporto di appartenenza.
Apparteniamo a quel posto ancor di più di quanto ci appartenga.
Quando parlo di “luoghi di cui proveniamo”, intendo dove siamo nati, quelli della nostra infanzia e adolescenza si è fusa, nelle strade dei prima passi, della prima pedalata, fino alla scoperta dell’amore e di essere genitore.
Si tratta di un legame con una fisiologia del tutto unica, dal comportamento imprevedibile, che per molti anni resta immobile nella nostra mente, e poi con l’avvento della vecchiaia di colpo riaffiora e nel giro di poco tempo compaiono gli sfondi con i ricordi.
Poi a mano a mano si strappa per chi se ne va e si sfila, per non esserci più.
Mi sembra che “Quando le gru volano a Sud”, romanzo esordio di Lisa Ridzen, nominato da Swedish Book of the Year 2024 aggiudicandosi l’Adlibrispriset, il premio dei lettori, edito da Neri Pozza, ruoti intorno a questa domanda. Dove finisco i nostri posti e come tenerli a sé, senza le relazioni fondamentali della nostra esistenza ce li possono sottrare.
Chi racconta è Bo, ottantanove anni, che vive con la sua solitudine interrotta soltanto dalle visite degli assistenti domiciliari che si prendono cura di lui, e dal figlio Hans che insiste di volergli portare via il suo cane Sixten, perché convinto che una quasi novantenne non sia in grado di prendersene cura.
Bo è arrabbiato con il suo corpo che non obbedisce più, ricordando le sue braccia un tempo forti che lavoravano in una segheria, e che ora non riescono a far nulla, o le sue dita gonfie che non riescono più nemmeno aprire il barattolo che contiene lo scialle preferito di sua moglie Fredrika, trasferita in una casa di cura a Östersund, da quando non riconosce più nessuno.
Il vuoto lasciato da una compagna di una vita e la preoccupazione di perdere l’affetto di Sixten, che ancora lo tiene al mondo, trascinano Bo in un vortice di ricordi ed emozioni.
Lo sospingono a ripercorrere la sua esistenza, a definire felici quei momenti dei luoghi a lui cari, in cui semplicemente non succedeva nulla, ed ammettere i suoi sbagli e il suo modo imperfetto di amare gli altri.
Lisa Ridzen è una scrittrice di precisione e sentimento, un connubio etico ed estetico che ha pochi eguali oggi.
“Quando le gru volano a Sud” ha il colore e il dolore di una storia toccante sul tempo che passa, il nostro e quello degli altri, e il passo della meditazione potente sulla vita e la morte: è un romanzo sulla sottile ferocia dell’amore tra padri e figli, ma anche del ritorno improvviso dei ricordi.
Soprattutto fa un movimento che apparenta la sua autrice a quasi nessuna altra scrittrice in attività, come se saltasse piè pari la nostalgia.
Si doppia, e si potrebbe anche proferire, come la letteratura dovrebbe fare da sempre.
Si avvicina a chi scrive, e poi di colpa si allontana, e va verso nel cuore di chi legge.
Di Alberto Corrado

